martedì 23 settembre 2014

Ecco l'autunno ...


Un'immagine che parla da sola. Gli elementi che la compongono dicono tutto. Il personaggio principale, al centro della scena, certamente è il libro. Un libro aperto di cui non conosciamo il titolo. Prosa o poesia? Non c'è bisogno di saperlo. Cosa si può leggere in questo periodo? Tempo d'autunno, tempo di passaggi, trasformazioni e maturazioni. Il trascorrere del tempo, il mutare delle stagioni, il tempo degli addii, partire verso nuove destinazioni, diverse esperienze, nuove opportunità. 

Tempo anche per riflettere, meditare, programmare. Tempo di attese. Tutto lascia supporre che il libro sia nelle mani di qualcuno che siede non lontano da un luogo dove la natura fa sentire forte la sua presenza. Quelle foglie, su quelle pagine, si sono certamente staccate dagli alberi tutt'intorno. Un bosco, in montagna? Un viale alberato sul lungomare? Qui vicino oppure oltre il mare? Foglie fatte cadere da un leggero soffio di vento, fanno sentire a chi legge il respiro non solo della natura, ma anche il respiro del tempo che scorre. Quelle foglie rossicce, malate di una vita che finisce. 

Chissà chi è quel lettore. Sarà un uomo oppure una donna? Sarà un giovane o un vecchio? Quali saranno i suoi pensieri? L'autunno, credo che sia il mese ideale per esercitare il pensiero. Basta un soffio di vento, uno stormire di rami, una caduta di foglie, un volo di uccelli per stimolare i pensieri. Invitarli ad uscire, venire fuori, manifestarsi, pronti per essere condivisi. 

Già, perché, a che servono i pensieri se li tieni soltanto per te, chiusi nella scatola della tua mente, con la porta sbarrata del tuo cuore? Ti scorrono davanti agli occhi, lettera dopo lettera, parola dopo parola, frase dopo frase, come un lungo treno che corre chissà verso dove. E allora senti il bisogno di trasmetterle, inviare quelle parole, condividere quei pensieri con qualcuno che conosci. 

Ma fa niente se non conosci il tuo interlocutore. Meglio che resti ignoto, sconosciuto e misterioso. Sollevi il libro. Levi lo sguardo da quelle pagine, lasci volare quelle lettere dalla pagina stampata e le infili con le tue dita nella testiera del computer. Una dietro l'altra riprendono vita, calore e colore, ricostruendo il senso. Ti accorgi che le parole del libro diventano altre, diverse, nuove. 

Mentre le digiti ti parlano, le senti sussurrare con voci nuove e diverse, qualcosa che non avevi udito prima, non le si riconosce da quelle sul libro. Il treno delle lettere e del pensiero corre sulla tastiera, si distende, modula il senso, ondeggiando nel suo percorso, immergendosi nello "stream" della Rete, il luogo dove tutto scorre e nulla resta per diventare "altro". Proprio come l'autunno. Nulla dovrà essere come prima. Tutto dovrà cadere, mutare, trasformarsi, senza morire.

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