lunedì 7 aprile 2014

Letture digitali e letture cartacee



Da quando uso l'iPad, un paio di anni ormai, ho scoperto di avere una biblioteca digitale che cresce sempre più. Nei diversi sistemi di lettura in uso, i libri che ho in memoria sono una quarantina. In prevalenza saggi, un genere che preferisco da sempre. Una buona metà sono in lingua inglese, per ragioni professionali. Ho pensato di scrivere un post per varie ragioni, che poi, tutto sommato, non sono affatto nuove. Se dò, infatti, uno sguardo alle etichette attaccate agli oltre seicento post che ho scritto su questo blog in quasi dieci anni, scopro di essermi occupato molto spesso del tema riguardante la lettura digitale. 

Lettura e scrittura sono ovviamente collegate alla lettura e la scrittura tradizionale. I due modi, quello tradizionale e quello digitale, continuano a fare il loro percorso in maniera parallela ed anche conflittuale. Non credo potranno mai convergere o fondersi. Voglio dire, la famosa "querelle" se il libro elettronico sarà destinato a far morire quello cartaceo, io la ritengo una discussione sterile, inutile ed infondata. Il libro cartaceo non scomparirà affatto, alla stessa maniera di come quello elettronico non sarà il suo assassino.

Queste mie riflessioni nascono appunto dalla considerazione che anche se la mia biblioteca digitale è venuta ad arricchirsi di più rispetto a quella cartacea, non vuol dire che non ho comprato più libri tradizionali. Ne ho comprati forse di meno, ma non è detto che quelli elettronici li abbia letti tutti. La verità e che questi ultimi li ho tutti sul desktop. Li leggo, li sfoglio, li scorro con le dita o con la touch-pen, li segno, rilancio le citazioni sui vari siti sociali, con le quali apro contatti e discussioni. Ma la situazione, grosso modo, è simile a quella che riservo a quelli di carta i quali si acculano sugli scaffali delle varie librerie che posseggo. 

Il mio modo di lettura non è cambiato molto, anche se mi rendo conto che non leggo più come prima. Per questa ragione è il momento di fare alcune considerazioni in merito. Nella lettura digitale mi manca il contatto fisico con l'oggetto libro che viene da lontano. Come un viaggiatore il libro di carta ne ha fatta di strada, sin da quando si è accende l'idea di esso nella mente del suo autore. Il susseguirsi della parole che danno forma al senso, costruiscono luoghi e situazioni, trascrivono sentimenti ed emozioni, il tempo e lo spazio si incrociano nella penna dello scrittore, sulla pagina bianca che si colora di significato. 

Le pagine passate di mano in mano, viste e riviste, lette e rilette, messe insieme, pronte a prendere forma nuova con il loro senso ben definito così come l'ha pensato chi l'ha scritto. Il significato e la storia avrebbero un senso e significato diversi per chi ne affronterebbe la lettura. Ogni futuro lettore ne potrebbe avere una reazione diversa. Ma il cammino di ogni libro è lungo. Il libro non indossa subito il suo "vestito" che lo fa diventare "oggetto", contenitore per un contenuto dalle molte vite, strumento di conoscenza, divertimento, svago. Ma anche, e sopratutto, di potere e sapere. 

Sapere e potere, le parole chiave che fanno del libro strumento di civiltà. Ed eccolo qui tra le mie mani. Lo tocco, lo sfoglio, lo guardo, lo annuso, lo metto in tasca, vedo le immagini. Un rito, una sequenza, una procedura quotidiana, tradizionale, semplice come quella dei rotoli dispiegati duemila e più anni or sono. Allora fogli di papiro, oggi fogli di carta sottile, colorata ed anche profumata. Ecco, tutto questo, e tanto altro è il libro di carta. Cos'è, allora, il suo antagonista, il libro elettronico e digitale? Un fratello o un fratellastro, un amico o un nemico, un oggetto terrestre o un extra terrestre? 

Diverse migliaia di volumi cartacei si sono acculati sugli scaffali di famiglia sin da quando mio padre, tipografo post gutenberghiano, li stampava nel secolo e nel millennio scorsi. Sono fisicamente disseminati in vari luoghi, comodi da consultare, ma difficili da trovare. Un po' qui, un po' altrove, ed anche chissà dove ... Ma i fratelli digitali, elettronici, gli ebook, cosa sono davvero? Per ricordarmeli li devo necessariamente vedere sul desktop dell'iPad, del Pc, oppure anche sul cellulare. Accendo e mi scorrono sotto gli occhi, aprendosi docilmente al tocco delle mie dita o della penna. 

Le pagine scorrono, ma non le vedo, non le tocco, non ne sento il fruscìo, ma ne vedo i colori, ne sento i suoni, le voci, ammiro le animazioni. Già, la lettura di un libro elettronico è anche questo. Non è poco, credetemi. E' un tanto, che ne fa la differenza. Quegli antichi fogli che un tempo lontano si impregnavano di inchiostro nero e appiccicoso per dare un senso alle parole, ora nascono a nuova e diversa vita. Voci che parlano, accompagnate da suoni e rumori, gli spazi si animano, il tempo è mobile, il presente scorre dal passato, il futuro diventa presente. Tutto è in divenire, una realtà che vive con chi legge.

Avere sul desktop un libro elettronico come la Bibbia  è un'esperienza che può essere difficilmente descritta. Bisogna viverla. Tutti sanno che la Bibbia non e' un solo libro, bensì decine di libri. Non sempre facili da leggere, non sempre possibili da capire, non sempre agevoli da ricordare. Ebbene, la lettura della versione digitale della Bibbia che la editrice San Paolo ha di recente permesso di scaricare rivolve questi problemi. Problemi e difficoltà che toccano tutti i libri cartacei tradizionalmente spesso difficili da leggere, comprendere e ricordare. 

Penso alla difficoltà di lettura di libri come la "Divina Comedia", "Guerra e Pace" o l' "Ulisse". La lettura elettronica permette di leggere un testo in maniera orizzontale e verticale. Mette il lettore in condizione di "vivere" il senso della narrazione, di partecipare e condividere. Il libro elettronico non viene letto soltanto, ma "vissuto" da ogni lettore in maniera diversa e personale. Una lettura che è una esperienza di vita sempre nuova, ogni volta che la si legge, la si vede, la si ascolta. 

E non dimentichiamo la cosa forse decisiva: la si "tocca". Forse la chiave di tutto sta proprio in questo: il così detto "touch screen". Lo "schermo sensibile" offre a chi legge l'illusione, la magìa della trasformazione al semplice tocco delle dita. Avete presente quel momento magico che si vede nella Cappella Sistina che riproduce il tocco delle dita del Creatore che crea Adamo? Il libro cartaceo aspetta di finire nelle mani del lettore per risvegliarsi. Suo fratello elettronico resta sempre "sveglio", pronto su una "nuvola" a scendere e fargli compagnia. Fratelli e compagni di vita degli uomini.




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