venerdì 18 aprile 2014

"Il deputato dei 27 voti": Giovanni Amendola, Sarnese e Italiano



Il titolo del libro di cui mi accingo a scrivere è senza dubbio originale. E' lo stesso di questo post. Lo rilancio per favorirne la diffusione. Un libro che merita di essere letto. E' il racconto romanzato della vita di un giornalista e di un uomo politico del secolo e del millennio scorsi. Di provincia meridionale, per giunta. Scritto da uno scrittore che ha le medesime origini sociali e culturali, anche se forse non politiche, del protagonista biografato. Un "romanzo storico" che ancora una volta conferma l'importanza della microstoria. 

Qualcuno potrà forse storcere il naso, ritenendo che la vicenda esistenziale del deputato sarnese Giovanni Amendola non è microstoria. La cosa mi è stata contestata altre volte quando mi sono occupato di vicende storiche legate alla realtà di questo territorio non secondario che si richiama alla Valle del Sarno. Ma questa volta è lo stesso autore a dirlo. In una sua postilla all'opera, egli scrive infatti: 

"Mi sono proposto di approfondire l'indagine osservando le cose attraverso la lente della microstoria ... Un viaggio a ritroso nel tempo per riscoprire il percorso di vita del deputato di Sarno, ormai relegato dagli storici in una specie di "archivio del silenzio" e della"storia immobile". 

Un lavoro impegnativo, affrontato e risolto dall'autore in maniera egregia, quanto mai moderna e convincente. Goffredo Locatelli non è d'altra parte uno qualunque. Oltre ad essere un sarnese "doc", è un giornalista di lunga data e gavetta, è anche docente di "Scienze delle Comunicazioni, Psicologia dell'opinione pubblica e Scrittura creativa". Strumenti e competenze quanto mai moderni. 

Saper "visitare" dall'interno la realtà umana e sociale, sia della persona che del personaggio Amendola, quanto di quella paesana, provinciale e nazionale, non era davvero un compito facile. Locatelli lo ha risolto brillantemente, in maniera quanto mai "moderna", sfruttando al meglio i mezzi e gli strumenti che le sue moderne "skills" gli mettevano a disposizione. 

Tralascia l'io narrante soggettivo e decide di "assumere" ed impersonare un "cronista eccezionale", Federico Donnarumma, fidato segretario particolare di Giovanni Amendola sin dalla prima elezione fino alla morte. Supera così i comprensibili timori della prima persona. Scrive nella sua postilla: 

"Egli avrebbe parlato per me liberandomi da ogni timore. E' bello raccontare una storia con le parole di un altro. Però il problema si riproponeva lo stesso con la narrazione fatta in prima persona: che tipo di viaggio avrei dovuto fare?, mi sono chiesto. Potevo compierlo in diversi modi: raccontando fatti vanagloriosi o maliziosi, menzogneri o veri. Ma i fatti, ho riflettuto, in realtà non son mai veri o falsi, semmai fasulli. Per raccontarli bene dovevo ricostruire un mondo di provincia fin nei minimi particolari. E ricercare e controllare attentamente le fonti, cosa che ho imparato a fare per mia fortuna, in tanti anni di investigazioni giornalistiche. Lentamente iniziai a rescuscitare i personaggi reinventandoli dall'interno e rifacendoli dalla testa ai piedi. A mano a mano che avanzavo, avevo l'impressione di rendere giustizia al libro che avevo in animo e che mi ero promesso di scrivere senza sapere come".

Lo schema di lavoro è senz'altro vincente e il libro lo si legge tutto d'un fiato. Il lettore viaggia nella sua "carrozza narrativa" per le 380 pagine e i 41capitoli, dal prologo alla postilla, come se stesse vivendo di persona le vicende di Giovanni Amendola. Chi conosce i luoghi entra agilmente nel tempo narrato dalla scorrevole prosa del Locatelli. Dal paese Sarno, tra ipocrisie locali e violenze provinciali, aspirazioni industriali perdute e miraggi imperiali nazionali, scorrono le immagini di una Patria in preda a furori ideologici e violenze gratuite, sulla pelle di un "liberale intransigente". 

Non è di Goffredo Locatelli questa definizione data al deputato sarnese. Porta la firma, infatti, di Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, autore della presentazione di un altro pregevole libro, sempre su Giovanni Amendola, di cui mi sono occupato tempo fa su questo blog. Qui al link, chi vuole, potrà trovare i necessari riferimenti. Mi basta riaffermare quanto ebbi modo di scrivere in quella occasione. Quella espressione l'ha scritta: 

"Per un paradosso della storia, uno di quelli di cui è fatta la vita degli uomini veramente grandi e liberi, l'ha scritta il Presidente Giorgio Napolitano. Il sarnese Amendola viene da lui definito, infatti, "un campione intransigente" del liberalismo democratico. Chissà cosa si sarebbero detto dagli opposti pulpiti di vita vissuta Giorgio Napolitano e Giovanni Amendola in un parlamento repubblicano. E chissà cosa avranno detto al Giorgio Presidente di oggi di tutti gli Italiani, i defunti figli deputati di Giovanni Amendola, Pietro e Giorgio, quando, da scranni certamente non liberali, sotto quella bandiera che aveva i simboli della falce e del martello, si scontravano nel parlamento repubblicano con lo "spirito" del liberalismo paterno. Il "sarnese" Amendola avrebbe saputo confermare la sua "intransigenza", ne sono sicuro."

Goffredo Locatelli alla fine del suo eccellente lavoro scrive, citando Umberto Eco, di sperare di avere scritto un libro su Giovanni Amendola in forma di "romanzo storico" per "far capire meglio a noi contemporanei cosa sia accaduto e in che senso ciò che è accaduto conti anche per noi". Una "biografia storica", insomma, che faccia sembrare tutto ciò che ha scritto "vero o verosimile". Certamente ci è riuscito. Il suo è un lavoro ideologicamente riuscito. Da un punto di vista umano e sociale è il ritratto preciso e spietato di due "paesi". 

Il paese Sarno e il Paese Italia, che non hanno saputo riconoscere un loro proprio figlio, nemmeno quando lo stesso riesce ad emergere ed affermarsi anche in una proiezione internazionale. E' successo con Amendola, succede ancora oggi. Sia l'uno che l'altro, i cittadini Sarnesi e i cittadini Italiani, anche se riescono a comprendere "cosa" accade e il suo "senso", non sanno spiegarsi il "perché". Nemmeno questo libro ci riesce. 

Non ho potuto prendere parte alla presentazione del libro che ha avuto luogo in forma ufficiale in una sede molto appropriata quale quella del Comune di Salerno. Ho letto le cronache e visto le immagini, ma non so quali siano state le discussioni, le ripercussioni ed i sentimenti veri che l'occasione ha suscitato negli interventi e negli intervenuti al di là del lancio del libro. 

So per certo che un libro del genere, che nasce dai piccoli fiumi della microstoria di un "paese", per riversarsi nel "mare magnum" della Grande Storia,  senza che abbia la forza di far diventare questo "paese", Nazione e poi Patria, resta un libro sulla ricerca del tempo perduto, se non serve a costruire un futuro non solo migliore ma sopratutto diverso. 

Post in evidenza

Qualcosa, niente e tutto ...

Questa frase, a dir poco, è tutto un mondo. Scritta e pensata in un contesto poetico, è oggi quanto mai attuale e idonea per riflettere ...