mercoledì 30 aprile 2014

I due cipressi


Erano in tre, diceva mia madre. Ma lei non se li ricordava tutti e tre, l'uno dietro l'altro in quel piccolo pezzo di terra, di fronte all'antica sua casa materna. Sono due i cipressi, oggi di fronte casa mia. Sono antichi, oltre un secolo. Fanno da frangivento. Il vento è quello trasversale, uno dei tre venti che spirano da queste parti. Il vento discendente dal valico, quello ascendente dal mare e quello trasversale che batte contro i cipressi che riparano la casa. Migliaia di uccelli li visitano e ci abitano. All'alba e al tramonto di ogni giorno va in onda il concerto della natura. Una musica scende dal cielo. Inizia qualche tempo prima del sorgere del sole, quando le ombre della notte avvolgono ancora la campagna circostante. Alle prime, incerte luci del mattino la musica dolcemente sfuma nel nuovo giorno. 

Alla stessa maniera avviene di sera, appena i raggi del sole svaniscono dietro la sagoma dei monti. Un crescendo e un minuendo di intensità musicale. Gli uccelli entrano ed escono dai fitti rami, ci girano intorno, sembrano come impazziti, si rincorrono, piccoli e grandi. Ho usato il binocolo cercando di penetrare nei cipressi ma non sono riuscito a vedere di più. Ci saranno di certo tanti nidi. I piccoli che accolgono le madri e i padri, di ritorno dalle fatiche della giornata. Ognuno avrà qualcosa da chiedere, da dire, da fare. Man mano che le ombre si fanno più fitte, il canto scema lentamente. Uno dietro l'altro i cinguettii diminuiscono fino a scomparire del tutto. E il silenzio cade assoluto sui due grossi alberi dei quali restano solo le ombre. Al mattino la musica ritorna nel suo crescendo-minuendo.

Stamattina mi sono svegliato presto per la solita incombenza e non sono riuscito più ad addormentarmi. Era ancora buio. Ho aperto la porta d'ingresso e dato uno sguardo sul cortile. Le luci gialle della piazzetta davanti alla chiesa creavano, nella sottile nebbia notturna, uno strano effetto ottico. Sembrava una fotografia con una messa a fuoco sbagliata. Lo so, erano anche i miei occhi senza occhiali che non riuscivano a mettere a fuoco la realtà. Ma questa aveva anche un qualcosa di diverso e di speciale. Era in onda la straordinaria colonna sonora che proveniva da quelle due ombre che si stagliano contro la sagoma dei monti della Badia di Cava. Come si fa a descrivere il canto di tanti, tantissimi, forse centinaia di uccelli che svolazzano all'interno di quei due antichi compagni di viaggio nel tempo, i due cipressi. Mi sovviene il ricordo di altri cipressi di cui il poeta Giosuè Carducci parla nella sua famosa poesia "Davanti San Guido". Ricordate? Sentite quella musica? E' la stessa ... 


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