lunedì 17 marzo 2014

La finestra nel cielo



(Photo © by laura zalenga on flickr)
Questa immagine non avrebbe bisogno di interpretazioni. A pensarci bene ognuno di noi vorrebbe avere la possibilità di salire su per quella scala e "entrare" nel cielo. Chissà quante cose potremmo vedere e raccontare al ritorno. La figura di quell'uomo seduto sulla soglia ci dice tutto. Guarda in basso, pronto a riferire su ciò che ha visto. Attraverso la fessura della finestra appena socchiusa si vede solo il buio che terrorizzò Amleto e ancora ci ossessiona da sempre. Eppure molti che, per una ragione o l'altra, hanno avuto la ventura/sventura di percorrere quel tunnel che conduce oltre i confini della realtà, hanno detto di avere visto una "luce", altri di avere udito dei suoni, altri ancora dei profumi. 

Un ritorno inaspettato ed improbabile, riservato a pochi che l'hanno potuto raccontare. Forse è come quando siamo in un sogno, ci siamo dentro e non ce ne rendiamo sempre conto. A volte sì, altre no. Ci fa piacere esserci, vogliamo vedere come va a finire la storia che stiamo vivendo. Altre volte facciamo di tutto per uscirne, dicendo a noi stessi che non è possibile. Siamo personaggi ed interpreti, ma anche autori di tutto ciò che viviamo. Questo e' il punto che fa la differenza. Autori di cosa? Attori di quale rappresentazione? Interpreti di una finzione o di una realtà? Saremo noi stessi o saremo altri? E chi sarà il regista? E il luogo? Andrà in scena l'attimo o l'eternità? Sarà tutto vero oppure falso? Tante domande, nessuna risposta, nemmeno da chi "entrato" in quella finestra che il fotografo ha saputo così abilmente creare. In quel buio, è poi ritornato. 

Chi c'è stato ha potuto riferire soltanto frammenti, impressioni, sensazioni. Nessuna prova, nessuna certezza, niente di concreto. Inferno, paradiso, purgatorio, angeli e arcangeli, demoni e cherubini, santi e dannati, ciechi e storpi, bianchi e neri, ricchi e poveri, papi o criminali, tutti personaggi e interpreti senza copione e senza parole. Ma se le cose stanno così, allora avrà forse ragione chi disse che la vita è sogno. "Che è mai la vita? Una frenesia. Che è mai la vita? Un'illusione, un'ombra, una finzione... E il più grande dei beni è poi ben poca cosa, perché tutta la vita è sogno, e gli stessi sogni son sogni!". Ma Pedro Calderòn de la Barca non poté andare oltre. Non seppe come "entrare" in quella finestra nel cielo. Non aveva la "scala" che porta oltre lo spazio e il tempo, là dove la materia diventa spirito e lo spirito risolve il mistero dell'essere, nel "non-essere".

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