mercoledì 5 febbraio 2014

Zaccheo, Montale e il sicomoro


Eugenio Montale amato e famoso poeta, spesso tanto ermetico quanto romanticamente triste e cristiano inconsapevole, ebbe modo di interrogarsi a modo suo sulla realtà esistenziale. Scrisse i versi che seguono in un suo diario:

"Si tratta di arrampicarsi sul sicomoro
per vedere il Signore se mai passi.
Ahimè, non sono un rampicante ed anche
stando in punta di piedi non l’ho mai visto

E. Montale - "Come Zaccheo"
 (Diario del ’71)

Volle, forse senza rendersene conto, irridere Zaccheo sia come uomo che come storia. Ma mise anche in evidenza la sua forte esigenza di conoscere, andare oltre i suoi limiti umani e trovare il modo per arrampicarsi, per arrivare dove ogni uomo aspira ad arrivare. 

Zaccheo, nel racconto biblico era di bassa statura e scelse un albero, il sicomoro, per cercare di vedere meglio il Signore che passava da quelle parti. Egli aspirava, pur dalla sua bassa condizione, a mirare in alto. Il poeta, invece, si limito' a stare sulle punta dei suoi piedi, non sentendosi un "rampicante". Non riuscì così a vedere alcunché e l'attesa non valse la pena. Nessun passaggio divino lo ricompenso'.

Sembra che oggi la Chiesa cattolica non abbia più nulla da dire nè da insegnare a nessuno, perché non offre "arrampicate" verso viste che siano fruttuose. Non ci sono "sicomori" che possano aiutarci. Un solo Francesco I non basta. Molti, nonostante dicano di credere in Dio, sono addirittura manifestamente contrariati dalla Chiesa come istituzione. Si dimenticano che la Chiesa siamo noi, e che dunque essa ci rispecchia. 

Rispecchia la nostra società, piena di dubbi e contraddizioni, piena di peccatori, come quel famoso Zaccheo. Un pubblicano, un esattore delle tasse, e dunque per statuto, un peccatore. Eppure quell'uomo ebbe il coraggio di salire sul sicomoro, rischiare in prima persona, farsi avanti. Quel coraggio che a noi manca troppo spesso. Coraggio che però viene ripagato da Gesù, il quale viene in aiuto per "una idea di vita" proprio per salvare ciò che si crede troppo facilmente perduto.

Si tratta di salire sul sicomoro, per vedere meglio "qualcosa" dall’alto, per essere a propria volta visti dagli altri, anche da quelli che ci disprezzano. Non come Montale, sulla punta dei piedi. Dovremmo, invece, essere "rampicanti", il nostro sforzo così' potrà avere esito positivo. Riusciremo a vedere quello che cerchiamo, anche se non passerà nessuno. 

Lo vedremo dentro noi stessi. Il sicomoro, un albero, il simbolo delle nostre risorse nascoste, che ci possono aiutare ad arrivare dove non avremmo mai pensato di giungere. Saliamo dunque insieme, allarghiamo i nostri orizzonti, per vedere dentro di noi e il mondo che ci circonda. 

A ben vedere, anche Montale lo fece, a modo suo ed inconsapevolmente. Scelse di tradurre questa poesia di Gerard Manley Hopkins, scritta da una forte testimonianza poetica che lui conosceva bene. La complessa esperienza religiosa di un poeta inglese, convertito al cattolicesimo dopo un percorso fatto di angoscia e tensione spirituale, dovute al sentimento d'inadeguatezza dell'essere umano nell'esprimere gli ineffabili aspetti di una divinità che si nasconde e che può essere colta solo mediante intuizione interiore.

Gloria a Dio per le cose che ha spruzzate: 
i cieli bicolori, pezzati come vacche, 
la striscia roseo-biliottata della 
trota in acqua, il tonfar delle castagne 
- crollo di tizzi giovani nel fuoco – 
e l'ali del fringuello; per le toppe 
dei campi arati e dissodati, 
e tutti i traffici e gli arnesi, e tutto ch'è 
fuor di squadra, difforme, impari e strambo, 
tutto che muta, punto da lentiggini 
(chissà come?) di fretta o di lentezza, 
di dolce o d'aspro, di lucore o buio. 
Quegli le esprime - lode a Lui - ch'è sola 
bellezza non mutabile.

Gerard Manley Hopkins 
“Pied Beauty” 
Eugenio Montale, “Quaderno di traduzioni” 
Edizioni della Meridiana, 1948 

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Glory be to God for dappled things–
For skies of couple-colour as a brinded cow;
For rose moles all in stipple upon trout that swim;
Fresh-firecoal chestnut-falls, finches wings;
Landscape plotted and pieced–fold, fallow, and plough;
And all trades, their gear and tackle and trim.
All things counter, original, spare, strange;
Whatever is fickle, freckled (who knows how?)
With swift, slow; sweet, sour; adazzle, dim;
He fathers-forth whose beauty is past change:
Praise him.





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