domenica 2 febbraio 2014

"Viaggio in un lontano passato": i libri di Gaetana Mazza


Sono lieto di ospitare su questo mio blog uno scritto dell'amico Gino De Filippo sui due libri pubblicati dalla storica sarnese Gaetana Mazza. Già ho avuto modo di scrivere quello che penso su questo importante lavoro di ricerca all'uscita del primo volume, ora completato con il secondo tomo. Di fianco riproduco le copertine dell'opera. Mi auguro che i due volumi incontrino il successo di pubblico che questo lungo lavoro di ricerca, durato diversi anni merita, indipendentemente da ogni valutazione critica. 

Questo blogger ritiene che, al di là del tema trattato e di quelle che possono essere state le intenzioni dell'autrice, con le reazioni che quegli stessi contenuti hanno scatenato in merito allo svolgimento dei fatti, i due volumi sono entrati nella cronaca di un evento librario che merita di essere conosciuto in tutte le sue sfaccettature. 

Una attenta lettura del contesto in cui si sono svolti i fatti, l'esame della loro dinamica, le inevitabili incomprensioni tra le parti coinvolte, con i relativi conflitti, sta a dimostrare, a mio modesto parere, quanto sia importante studiare la storia nella sua giusta e naturale dimensione. Senza forzature e senza ipocrisie, ma con gli occhi del tempo, senza indossare occhiali anneriti dal fumo delle ideologie, oppure da opposti fondamentalismi oltre che dalla polvere del tempo. 

L'intervento di Gino De Filippo, poeta e scrittore, uomo abbastanza "navigato", neanche a farla apposta, sia nel tempo che nei luoghi della frazione di Episcopio, giusto Alle Falde del Monte Saro della Città di Sarno, luogo tipico dei riti di cui si occupa la studiosa Mazza nei suoi libri, è uno dei pochi eredi e testimoni, se non superstite. 

Lo pubblico in piena libertà e consapevolezza che forse non piacerà a qualcuno che si ostina a guardare in avanti con la testa rivolta all'indietro e a chi guarda indietro pensando che il presente non esiste e non possa esserci un futuro diverso.


"Mi è stata offerta l'occasione di un "viaggio in un lontano passato". Un viaggio alla scoperta di sofferenze ed ingiustizie vissute da alcuni cittadini sarnesi. Il viaggio è costituito dalla lettura di due libri scritti e pubblicati dalla prof.ssa Gaetana Mazza. L'argomento del libri? L'Inquisizione! Si!, la diabolica Istituzione Ecclesiale che per tanti secoli non soltanto ha accecato e stravolto il messaggio di Cristo, ma persino le verità esistenziali che personaggi illuminati apportavano come progresso umano e civile, tra i quali Dante e Galileo, Campanella e Bruno, Savonarola e Lutero e tanti altri. Sono in molti ad aver pagato con la morte o l'esilio per aver tentato di fare luce in quel buio prodotto dal Tribunale della Inquisizione. Un Tribunale che non religiosità o fede rafforzava, ma soltanto ipocrisia e superstizione, tanto che distanza di tanto tempo rimangono ancora tracce visibili in alcune fasce popolari.

Io stesso posso dire di essere stato testimone di queste tracce, fatte di figurine attaccate alle porte, capelli ficcati nelle fenditure delle porte a protezione delle "fattocchiare", guaritrici di dolori di testa, occhi e pancia, persino una "accongiaossa", (altro che ortopedico!) e un lupo mannaro che sbranava i bambini per le strade di notte. C'era anche chi credeva di fare il bello e cattivo tempo, in senso letterale, osservando l'arcobaleno se stava a monte o a valle. 

E poi c'era una cugina di mia madre, abitavamo nello stesso cortile in Vico San Chirico, che quando nelle sere d'estate qualche civetta, appollaiata intorno all'abitato, mandava il suo stridio, o canto, come diceva la gente, allora zia Margherita usciva nel cortile e, a voce alta, diceva: "Commà piglia  'a 'tiella e frie 'sta capa r'aocealla". 

Ed era convinta, come tanti, che la civetta impaurita dalla minaccia se ne volava via e con essa il malaugurio di cui era portatrice. E poi la falsa religiosità che tanto faceva comodo ai vescovi e preti, come farsi baciare la mano, vedere chi si faceva il segno di croce al suono delle campane, il correre a confessarsi dicendo cosa e quando aveva mangiato, ottenendo così la benedizione o la denunzia al tribunale del Santo (diabolico!) Uffizio affinché l'Inquisitore pronunciasse la condanna.

A che pro, allora, rispettare costoro che mentre ne facevano di tutti i colori, ben lontani dall'osservare l'insegnamento di Cristo, sfogavano la loro rabbia condannando certa povera gente che, spesso per necessità, imposizione o paura, era costretta a commettere qualche errore. Errori, peraltro definiti tali soltanto da qual Tribunale che negava ogni verità. Verità per la quale, come ho già avuto modo di dire, hanno pagato con la vita le persone migliori.

Ecco che allora approda alla mente quello che ha scritto il grande Voltaire del quale, e chiedo scusa, mi piace citare dal suo "Zadig": "I preti delle stelle avevano deciso di punire le giovani vedove e bruciarle sul rogo, ma i gioielli e gli ornamenti appartenevano a loro". Oppure da "L'Ingenuo": "... e il vescovo di cui non aveva mai sentito parlare. Il gesuita, uomo colto e molto istruito, gli disse che era un santo che aveva fatto dodici miracoli. Ce n'era un tredicesimo che valeva gli altri dodici: era quello di aver mutato cinquanta vergini in cinquanta donne in una sola notte, che miracolo! ...".

Ho sfogliato e letto con cura i due libri della studiosa Gaetana Mazza. Ma pagina dopo pagina, una sorta di fastidiosa noia mi prendeva. Ma come, mi dicevo, ne ho sentite tante da bambino e anche letto dell'Inquisizione. Ho fatto tanto per cancellare dalla mente tutto quanto avevo sentito raccontare e anche visto, ed ora, a questa età, mi ritrovo con cose che emergono da un mare prosciugato persino dalla storia? 

Va riconosciuta l'immane fatica di anni della studiosa Mazza. Ma forse pone anche qualche legittima perplessità. Un lavoro come il suo può anche portare a scavare e scovare i fili del passato nel tempo presente, con riferimenti a fatti e persone di oggi. Ma quante persone saranno capaci di leggere questi libri? Chi lo farà sarà di certo per ben altri motivi poiché, grazie a Dio, (è il caso di dire), l'argomento Inquisizione è sotterrato.

Per concludere, vorrei aggiungere che con i tempi che corrono, secondo decennio del terzo millennio, sarebbe stato più interessante, piuttosto che percorrere un passato ormai superato, scrivere della necessità di una nuova "Inquisizione", quella sui tanti politici in combutta con organizzazioni finanziarie nazionali ed internazionali. Una sorta di associazione che ha prodotto miseria culturale e morale, disperazione e anche suicidi. Altro che streghe ed eresie!"

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