giovedì 30 gennaio 2014

La vita è tutto un "cazzeggio"

Ralph Steadman

Cazzéggio, sm. - discorso grave, o leggero e rarefatto, che si fa usando la parola “c***o”. Altre parole derivate: cazziata, cazzélla, cazziatone, cazzone... Numerose sono le parole che hanno come riferimento il membro maschile. Non sempre il richiamo ad un organo umano così importante è positivo. Spesso assume connotati negativi o riduttivi. Uno degli ultimi derivati assurti agli onori delle cronache del web è il termine “cazzeggio”. Se non basta quanto su questa parola ha scritto Umberto Eco in una delle sue famose “bustine di Minerva” è sufficiente fare una rapida ricerca in Google per sapere in oltre quarantamila riferimenti che l’arte della chiacchiera fa da padrona assoluta nella comunicazione umana, ed in quella italiana in particolare.

Tra chats, blogs, forums e social networks in rete, il “cazzeggiamento” impera. Non per niente la nostra è l’età del C.A.C. vale a dire della Connessione, Accesso, Controllo. La parola che ha preso il controllo della comunicazione ha una sua origine popolare ed è legata antropologicamente alla variegata realtà socio-culturale regionale italiana nella quale il membro maschile è visto come strumento e punto di riferimento offensivo nella comunicazione individuale e di gruppo. Anche la corrispondente realtà funzionale femminile viene riportata come contenuto deteriore. Famosa l’affermazione: “la politica è di genere femminile”, mentre il membro maschile è allo stesso tempo simbolo di potenza ma anche di scherno, derisione, nullità.

Se questo è il contesto socio-antropologico culturale, ne scaturisce che il termine “cazzeggio” include tutta una gamma comunicativa nuova perché “nuovi” sono i contenuti. Si “cazzeggia” perchè non si ha nulla da dire, si vuole rompere, si intende diversificare, provocare, ci si atteggia, si offende, ci si incazza, appunto, credendosi originali, senza volerlo o saperlo essere, insomma si insegue il “nulla” perchè in questo caso il “nulla” è il “membro” che sta lì impalato, senza una funzione, una specificità, un ruolo.

Ma anche il “cazzeggio” può diventare un esercizio “intelligente”, quasi una filosofia di vita. Il “cazzeggio” diventa o presume di essere intelligente e presuppone spirito di osservazione, conoscenza dei fatti e capacita’ di coglierne il lato comico, umoristico. Diventa quindi ironia, ma non è non una e’ cosa per tutti. Ci sono luoghi dove sembra che ce l’hanno in tanti mentre ci sono invece altri nei quali alcune persone si atteggiano ad una serietà che è soltanto seriosità esteriore e che spesso e’ solo frutto di imitazione, atteggiamenti, supponenze.

Sia che ci si trovi in un salotto TV o alla tastiera di un PC molti credono di saper praticare il “cazzeggio” in diversa maniera, diciamo attiva e passiva, praticando l’interventismo più sfrenato e disinibito mettendo in luce affinità con individui o gruppi che si aggregano per solidarietà o convergenze culturali. Non ci si accorge così di criticare, magari in modo anche veemente, ciò che si pensa o si ama solo per il gusto di “cazzeggiare”.

In un gruppo di amici che si ’scelgono’ per affinità elettive o che si spera siano tali, e’ quantomeno fisiologico che ci sia una dialettica critica. Solo cosi’ la suddetta affinità viene sollecitata in modo costruttivo, anche se la critica può apparire in prima battuta gratuita o sterile. Ma se ci si accorge di avere a che fare con qualcuno che può essere considerato un “rivale” allora c’è il rischio che gli interventi diventino violenti, ipercritici, personalizzati. A questo punto il “cazzeggio”, se fatto in rete, diventa “spam”.

La personalizzazione e la criminalizzazione dell’interlocutore sospingono l’oggettività della discussione ai margini della civiltà e il “cazzeggio” diventa immediatamente insulto. Se qualcosa lo dice Caio, lo pensa Tizio o lo scrive Sempronio è sempre più importante di cosa e quanto possano eventualmente dire gli stessi. Il semplice fatto che lo abbia detto Caio è una “cazzata”, allo stesso modo di quella detta da Sempronio o Tizio.

L’ironia, l’intelligenza, il modo di pensare, i titoli, i punti, le virgole, i sottintesi, i contropesi, la malignità, la cattiveria, la gratuità, il presenzialismo, l’interventismo, il consigliorismo, il pressappochismo, la confusione, il pontificare, il gioco delle tre carte… tutto questo è molto, ma molto più importante di quanto uno, dico UNO, un individuo cioè che si sforza di essere “persona” e non un semplice componente del branco, cerca di chiarire a se stesso e poi di comunicarlo agli altri.

Siamo, appunto, al “cazzeggio” che serve come serbatoio di sfogo per frustrazioni, esibizioni, enunciazioni, e quanto altro, per mettere in evidenza persone e personaggi, reali o virtuali, ma non idee e fatti concreti. In un libro sulle metafore culturali uno studioso americano indica l’Opera Lirica Italiana come quella metafora che caratterizza il nostro Paese. Egli mette l’accento su quattro particolari che meglio descrivono il modo di pensare e di comportarsi degli Italiani. Essi sono:

1. Lo spettacolo, il fasto

2. L’uso e l’importanza della voce

3. L’esternazione delle emozioni

4. L’importanza del coro e dei solisti

Io penso che il “cazzeggio” abbia qui le sue origini. I forum, le chat, i blog, i social networks della rete e i salotti della Tv sono i suoi luoghi ideali di frequentazione: tutto fumo niente arrosto sull’altare del *****! E poi, non dimentichiamo il luogo dove si cazzeggia e si è pagati profumatamente: il parlamento ...

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