lunedì 16 aprile 2012

Padre "CyberSpadaro"


Tutti sanno che il prefisso "cyber" discende dalla parola inglese "cybernetics", (in italiano "cibernetica"), a sua volta dal greco κυβερνητικός, (bravo nel governare, gestire). Viene usato come tale in numerose situazioni sia reali che astratte, senza mai perdere il suo significato di base riferito essenzialmente al controllo dell'atto comunicativo. L'autore di questo libro, che fa di questo prefisso il suo punto di partenza, è uno che della materia se ne intende. Non mi riferisco soltanto alla cibernetica in quanto tale, ma sopratutto alla sua capacità di diffondere la "parola" sia in senso letterario-letterale che in quello teologico. Non è un caso che è da poco, ancor giovane, diventato direttore della più antica rivista italiana "La Civiltà Cattolica". E' anche autore di numerosi libri che vanno dalla poesia alla musica, dall'informatica alla teologia, oltre che ad essere un instancabile viaggiatore e conferenziere. In qualsiasi momento puoi vedere nel suo spazio su FB una fotografia scaricata dal suo iphone nella sua stanza, in ritiro spirituale, oppure in una strada di Los Angeles, New York o Calcutta. Articoli su articoli digitali e non, i suoi interessi sono non solo moderni ed interessanti ma anche condivisi da molti suoi fan con i quali ama interagire. E lo fa sempre con grande spirito libero e giovanile.

Ho il piacere e l'onore di avere Padre Antonio Spadaro non dico come "amico", ma tra i "contatti" su FB. Con lui ho avuto nel tempo vari e veloci scambi di battute in diverse situazioni. Una volta quando caricai alcune immagini della mia biblioteca su aNobii ebbe a chiedermi: "Ma li hai letti tutti?". Un'altra volta scrissi qualcosa su un suo libro di poesie inglesi di Walt Whitman e lui mi ringraziò con grande cortesia. In un'altra occasione gli sottoposi un quesito su un argomento scottante quale il "Cybersex" e lui abilmente glissò. Confesso che faccio fatica a seguirlo nelle sue varie occasioni di scrittura pubblica, ma è sempre un piacere per me leggerlo ed arricchirmi della sua conoscenza sia teologica che digitale. 

Dovrei dire qualcosa di questo suo libro. Ma penso che ci sia ben poco da dire. Mi basta affermare con sicurezza che lo trovo un testo "ardito", coraggioso quanto mai nel suo tentativo di conciliare la Rete e la Teologia. Chi si ritiene ancora Cristiano in questa nostra epoca in cui la religione sembra essere diventata un "optional", farà bene a leggerlo, anzi a studiarlo. Potrà così comprendere il senso di questo nostro tempo di transizione e di rinnovamento. Non a caso il libro, edito dalla editrice "Vita e Pensiero", trova posto nella collana che porta questo titolo. Perché in piena transizione siamo in questo nostro tempo. Una transizione cominciata diversi anni fa ormai e che ancora non si è fermata. Chissà, tra cinque, dieci anni soltanto come staranno le cose. "Se i device si integreranno sempre di più con il nostro corpo, chi controllerà la tecnologia? Saremo proprietari o utenti delle nostre protesi tecnologiche?" L'interrogativo non è mio, bensì di Cory Doctorow, il giovane blogger canadese, fondatore di BoingBoing, co-fondatore dell' "Open rights Group". La mia domanda è: "Come si integrerà la Teologia in un "tessuto" di questo tipo? 

Ricordo un libro uscito nel 2002 scritto da David Weinberger intitolato Small Pieces Loosely Joined" che stranamente Antonio Spadaro non cita nella sua pur ricca bibliografia. Aveva per sottotitolo "How the web shows us who we really are". (Come la Rete ci mostra chi siamo veramente). L'autore nella sua presentazione diceva che il Web ci offre l'opportunità di ripensare la nostra natura di uomini e la natura stessa del mondo. La teologia per mezzo della "fede" riuscirà mai ad insegnare agli uomini, usando gli strumenti della ragione e della libertà che hanno a loro disposizione, a vivere bene e possibilmente meglio di quanto abbiano saputo fare finora? Libertà e Ragione da un lato, Web e Teologia dall'altro per fronteggiare il Mistero dell'esistenza. Un augurio ed un auspicio in Rete.

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