domenica 15 aprile 2012

Le idee che stanno cambiando la nostra vita (2)


Abbiamo visto nel Post precedente  sulle "Idee che stanno cambiando la nostra vita "(1) la scelta di molti a decidere di vivere da soli, quella del rifiuto della divinità in qualche forma strutturata a modello e l'idea di una condizione umana che porta la testa nelle nuvole. In questo post prenderò in esame altre idee quali quella  della "impronta della mano sull'ambiente", quella della possibilità di creare "un cibo eterno", quella di una "ironia nera".

4. L'impronta della mano. Tutti siamo al corrente che l'uomo da qualche tempo sta lasciando una brutta impronta sul nostro pianeta. Una impronta senza dubbio negativa possiamo dire da quando ebbe inizio la rivoluzione industriale, diventata poi tecnologica. Ecologia, ambiente, inquinamento, consumismo sono diventate parole di uso comune e di riflessione quotidiana. Man mano che il tempo passa però la condizione del pianeta sembra sempre di più peggiorare. E' gran tempo che l'uomo di decida a riflettere sulla "impronta", (il giornalista di TIME nel suo servizio usa il termine inglese "footprint") che egli lascia sul suolo di madre Terra. Piuttosto che l'impronta dei piedi è bene che egli si decida a usare, o meglio lasciare, la sua "impronta della mano" (in inglese "handprint"), intesa come comportamenti di vita e scelte nei consumi e nella visione della sua esistenza. Dobbiamo tutti abituarci a calcolare il peso delle "tracce" che lasciamo nell'ambiente. Dobbiamo imparare a riflettere bene su ciò che decidiamo di mangiare, comprare, usare, viaggiare, costruire una casa, acquistare un'auto, smaltire i rifiuti ... Insomma in ogni scelta di stile di vita, di comportamento, di mercato, sia in pubblico che in privato, possiamo lasciare l'impronta della nostra mano sulla difesa del Pianeta. Piccoli passi, per piccole scelte che siano sforzi congiunti in ogni comunità, dalla famiglia al condominio, dal quartiere al villaggio, dal villaggio alla città, regione, nazione. Quando stampiamo i fogli alla stampante è bene che li usiamo anche sull'altra facciata. Salveremo carta, alberi, energia. E avete pensato alle buste di plastica riciclabili? Piccoli insignificanti esempi, pillole di aspirina che possono guarire il pianeta.

5. Il cibo eterno. Possiamo immaginare alimenti indistruttibili, cibi che siano di lunga durata e conservazione, che possano aiutare ad eliminare lo spreco di alimenti deperibili a cui assistiamo ormai da molto tempo? A fronte di nazioni che producono una grande mole di rifiuti in gran parte di origine alimentare con prodotti scaduti, abbiamo popolazioni che continuano a morire di fame per mancanza di alimenti di base che altri buttano via e con quei rifiuti creano problemi di produzione e di riciclaggio. Se non ci inventiamo nuovi modi per conservare i prodotti alimentari allungandone la conservazione, rapportandola al consumo, presto non saremo più in grado di fare fronte all'alimentazione di una popolazione terrestre che ormai supera i sette miliardi di individui. Un'azienda produttrice di generi alimentari non si può più permettere di produrre prodotti che hanno una breve durata di vita. Prendete ad esempio un prodotto di base come il pane. Avete mai dato uno sguardo ai sacchetti dell'umido, quanto pane viene buttato via? E che dire poi dei prodotti alimentari a breve scadenza? L'azione più decisiva da intraprendere è quella che prevede la sconfitta dei batteri, conservando durante la produzione il gusto dei prodotti. Ci sono molte industrie alimentari nel mondo le quali stanno lavorando a progetti che prevedono la produzione di prodotti fino ad oggi deperibili che possono essere mangiati senza alterazioni di gusto anche a distanza di dieci anni. Sogni impossibili per alcuni, ma quando centra la ricerca mai dire mai.

6. L'ironia nera. L'articolo di TIME su quella che è l'identità di colore, che diventa una "ironia in nero", origina ovviamente da quel crogiuolo di razze che è la realtà americana degli USA. Non a caso tutto nasce dalla pubblicazione di un recente libro intitolato: "Come essere nero", pubblicizzato con grande ironia, appunto: "Se non compri questo libro sei un razzista. Ti hanno mai detto di essere "troppo nero" oppure di "non essere abbastanza nero"? Hai mai lavorato con una persona di colore nero?" Il problema del colore della pelle è un problema antico come quello delle religioni. Oggi lo si avverte anche dalle nostre parti con la crescente presenza di persone che hanno nella/sulla pelle il segno della differenza. Negli USA sembra che l'epoca dei conflitti razziali sia scomparsa o quanto meno attenuata e trasformata. L'elezione di Barak Obama ha certamente concorso a far cadere un tabù, oltre che una barriera, psicologicamente visiva che trovava il suo focus sul colore. Il "nero" obamiano, non è il nero della "negritude" come quella che abbiamo imparato a vedere anche dalle nostre parti, il "nero fumo" dell'Africa profonda, quel colore della pelle che sembra  diventare rifrangente se esposto al sole. Non c'è più il razzismo diretto discriminante ed escludente del passato. Sembra piuttosto che si sia fatto avanti un atteggiamento ironico che l'autore dell'articolo ha messo in luce da una angolazione squisitamente americana, portando esempi di spettacoli in cui l'elemento del colore"nero" diventa una caratteristica tutta sua. In chiave ironica, appunto. Se è così, è un bene e ci può aiutare a superare antichi conflitti e discriminazioni che in passato hanno provocato tanti gravi problemi. Risolvere con l'ironia i problemi razziali potrebbe essere una soluzione ideale. 

In un prossimo post concluderò l'esame delle 10 idee che stanno cambiando il nostro modo di vivere e poi tireremo le somme. 

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