lunedì 26 marzo 2012

Primavera di crudeltà, primavera di fanciullezza


Se per T. S. Eliot aprile può essere il mese più crudele, per Robert Frost l'idea della fanciullezza ben si raccorda con quella della primavera. Infanzia, fanciullezza, gioventù sono parole che significano crescita, scoperta, avventura e maturazione. Questa poesia del grande poeta americano ci descrive l'ascesa alla vita di un ragazzo e della sua scoperta non solo dei suoi giorni a venire ma del significato della sua stessa intera futura esistenza nel grande disegno del mistero divino. Robert Frost pubblicò la sua prima raccolta di poesie con titolo “A Boy’s Will”. La raccolta aveva un filo narrativo legato alla crescita e maturazione di un ragazzo. Sono poesie piene di elementi immaginativi rustici. La decima poesia è intitolata “A Prayer in Spring” e descrive la scoperta di un ragazzo “nella grandezza dell’amore, non in pensieri lontani” bensì in quelli a portata di mano che, secondo il poeta, conducono alla scoperta del progetto di Dio. Non mi stanco mai di dire che tradurre una poesia significa quasi sempre tradirla. E’ vero che i sentimenti degli uomini sono universali ma ogni lingua ha la possibilità di esprimerli a modo suo. Per questa ragione tradurrò liberamente il testo di Frost per venire incontro alle esigenze di chi trova difficoltà a comprendere la lingua. La poesia inizia con una invocazione:


Oh, give us pleasure in the flowers to-day;
And give us not to think so far away
As the uncertain harvest; keep us here
All simply in the springing of the year.

Oh, dacci il piacere dei fiori oggi, 
Oh non farci pensare lontano, 
all’incertezza del raccolto; 
mantienici tutti semplici 
nell’anno che matura.


Siamo spinti a pensare che il presente contiene innumerevoli doni meravigliosi indipendentemente da come sarà il raccolto. Questo è il tempo della rinascita, della fertilità. Siamo invitati ad essere forti, presto accadrà il cambiamento. Siamo qui ad aspettarlo.

La quartina successiva ci dice esattamente cosa abbiamo di fronte: Oh, dacci il piacere nel bianco orto, come niente altro di giorno, come fantasmi di notte; e facci felici insieme alle api, che sciamano intorno agli alberi perfetti. Un quadro in cui natura e uomo si incontrano e si identificano in una perfetta simbiosi di crescita.


Oh, give us pleasure in the orchard white,
Like nothing else by day, like ghosts by night;
And make us happy in the happy bees,
The swarm dilating round the perfect trees.


Egli dipinge un campo di fiori bianchi, che, seppure bellissimo, non ci rendiamo conto di come ci siamo arrivati. E’ quasi impossibile non vedere la sua bellezza anche se espressa in soli due versi. Lo sciame di api di solito non ha nulla di bello eppure questo sciame non è affatto caotico bensì è una ordinata progressione di felici creature che fanno cose abitudinarie. Il dettaglio finale “gli alberi perfetti”, legato al verso precedente delle “api felici”, aggiunge alla poesia il fatto che le api non sono altro che un ennesimo elemento in questo panorama quanto mai idilliaco. In effetti questa intrusione di vari soggetti di riflessione è complementare e la stessa viene rinforzata nella quartina che segue.


And make us happy in the darting bird
That suddenly above the bees is heard,
The meteor that thrusts in with needle bill,
And off a blossom in mid air stands still.

E ci fa felici nell’uccello che svolazza
Che all’improvviso si ode sulle api,
La meteora che si insinua come un ago,
E si ferma su un fiore a mezz’aria immobile.


Ora un uccello è entrato nella scena. Ma non svolazza pigro per l’aria. Al contrario l’uccello è la “meteora che spinge per entrare”. Dopo un rapido volo si ferma all’improvviso davanti ad un fiore. La poesia ci spinge ad essere felici di questa scena, di ciò che accade. Il nostro campo di bellissimi fiori è come un prato che vibra e pulsa di attività, da quelle di sempre a quelle disattese. Ed è proprio con tutto ciò che arriva inaspettato che la poesia si conclude:


For this is love and nothing else is love,
The which it is reserved for God above
To sanctify to what far ends He will,
But which it only needs that we fulfil.

Poichè questo è amore e null’altro,
Quello che è riservato a Dio lassù
Per santificare quanto è nella sua volontà,
Ma che deve essere realizzato solo da noi.


Questo bellissimo prato che vibra di attività si svela ora come una serie di metafore che figurano il nostro amore per Dio, che la poesia afferma essere reciproco e puro. Questo amore non solo si afferma nei piani imprevedibili di Dio ma anche nella nostra capacità di raggiungere gli obiettivi in suo nome. Noi siamo rappresentati dall’ago del piccolo uccello, dai fiori sempre bianchi che ci legano a Dio. Le api felici che volano intorno agli alberi perfetti rappresentano la sostanza del nostro universo. Dio ha preordinato la nostra capacità di fare questo. Non ci resta altro che farlo. Il modello di universo che ci viene offerto dal poeta in questa poesia intitolata non a caso “Una preghiera in primavera” è un modello, una preghiera, appunto, che presuppone il credere. Dobbiamo credere che i fiori sono impareggiabili per la loro bellezza e che le api operose sono una gioia nel ruolo che svolgono senza mai fermarsi. Dobbiamo credere che è giusto che l’uccello disturbi la pace delle api e che diriga il suo volo direttamente al fiore. Se riusciamo a credere in tutte queste cose il messaggio della poesia ha due significati: la celebrazione di un perfetto universo ed una promessa che Dio ci ha dato tutto ciò che è necessario per raggiungerlo semplicemente usando ciò che ci ha dato. La primavera è un’ottima occasione per fare ciò.

Oh, give us pleasure in the flowers today;
And give us not to think so far away
As the uncertain harvest; keep us here
All simply in the springing of the year.

Oh, give us pleasure in the orchard white,
Like nothing else by day, like ghosts by night;
And make us happy in the happy bees,
The swarm dilating round the perfect trees.

And make us happy in the darting bird
That suddenly above the bees is heard,
The meteor that thrusts with needle bill,
And off a blossom in mid-air stands still.

For this is love and nothing else is love,
The which it is reserved for God above
To sanctify to what far ends He will,
But which it only needs that we fulfill.

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