giovedì 26 gennaio 2012

Un libro ogni trenta secondi


Ogni trenta secondi viene pubblicato un libro. Qualcuno si è posto la domanda se ne vale la pena. Io penso di si, ma penso anche di no. Come dire? Sono indeciso e per questa ragione ho deciso di scrivere questo post. Onestamente davvero non so dove andrò a parare. Ad ogni modo eccomi qua, da vero bibliomane, a parlarne. Quante volte abbiamo sentito dire “compro questi libri perché i miei figli si trovino una bella biblioteca”, “una casa senza libri è una casa vuota”, “un libro è un amico per sempre” e via librando. Eppure oggi enciclopedie e libri, anche di autori classici, diventano superati in poco tempo. Grazie, infatti, alle strategie di marketing si portano in libreria o in edicola edizioni nuove e migliori, mentre i ragazzi hanno ormai sostituito la classica enciclopedia con internet. E non hanno neanche torto, se si pensa che Wikipedia, l’enciclopedia redatta coi contributi volontari è considerata più autorevole dell’Enciclopedia Britannica. Io stesso, nel mio studio, ho tutta una parete tappezzata dai volumi dell’Enciclopedia Britannica aggiornata coi i volumi annuali fino all’anno 2002. Una parete imponente, elegante, robusta, rilegata in pelle con incisioni in oro. Un mare di conoscenze sempre a portata di mano, disponibile, affidabile, in attesa di essere aperta, sfogliata, consultata. Non sto qui a ricordare quanto mi sia stata utile una enciclopedia del genere, vero e proprio strumento di lavoro indispensabile per chi vuole conciliare la conoscenza con l’affidabilità del sapere senza trascurare la profondità. Ebbene detto questo, devo anche riconoscere che sono anni ormai (una decina?) che non prendo tra le mani un suo volume e non ricerco una voce né nei volumi per soggetto né tanto meno in quella per ordine alfabetico.

Ho detto forse da una decina di anni e non a caso. Da quando il web è entrato a far parte della nostra vita. D’allora tutto è cambiato. E così si spiega e si capisce perché Gabriel Zaid, in un suo libro dedicato all’argomento, (ancora un altro!), dice chiaro e tondo che "la creazione di una biblioteca obsoleta per i propri figli è giustificabile solo nella misura in cui è giustificabile la tutela delle rovine, in nome dell’archeologia. Ci sono scuse migliori per collezionare libri”. Questo scrittore messicano afferma che ci sono “troppi libri” (il titolo del suo libro) in giro oggi. Il fatto non è poi del tutto nuovo se si pensa che anche nella Bibbia, e precisamente nell’Ecclesiaste, si afferma “i libri si moltiplicano senza fine e il molto studio affatica il corpo”. Qualche tempo dopo, la stessa cosa ripeteva Seneca, facendoci sapere che “la moltitudine di libri dissipa lo spirito”.

Oggi, però, i libri non sono più i libri di una volta, quelli che per trovarli dovevi entrare in una libreria, prenderli in mano, sfogliarli, portarteli a casa, copiarli, fotografarli, trascriverli e tutto il lavoro che per anni si è fatto con le pagine stampate. Oggi il libro, oltre che di carta, di pagine e di inchiostro, è fatto anche di “bits & bytes”. Il che vuol dire che se non posso o pc, tablet o notebook che sia, leggermelo in treno o in montagna, gestirlo come mi pare, manipolarlo, trasformarlo sia nel testo che nelle immagini, riutilizzarlo ed usarlo per i fini che mi propongo. Ed allora scopro che non mi è più economico, cioè pratico e veloce prendere il volume dallo scaffale, sfogliarlo, scovare la voce che mi interessa, isolare i contenuti utili alle mie ricerche, copiare o fotocopiare. Tutto così è più rapido, economico, funzionale se, oltre ad averlo tra le mani, me lo “scarico” e ne faccio ciò che voglio. Posso addirittura farmelo leggere da qualcuno, se pensiamo che ci sono libri che si ascoltano e possono anche vedersi se il libro stesso è supportato da file video.

Sembra, allora, inutile continuare ad aggiornare la biblioteca con l’acquisto di libri. Se ogni 25 secondi se ne pubblica uno, significa che in un anno possono esserci 25 km di scaffali. Leggendo anche un libro al giorno trascureremmo gli altri 4000 pubblicati nello stesso giorno. Se a partire da questo momento non venisse più pubblicato alcun libro, ci vorrebbero comunque 250.000 anni per arrivare a conoscere i libri già scritti. Potremmo accontentarci di leggere solo autore e titolo di ogni libro e ci basterebbero 15 anni. Quando si dice allora che tutti dovrebbero leggere libri non sappiamo quello che diciamo e non consideriamo che per ogni libro pubblicato rimangono inediti 9 manoscritti. 

E allora qual è il senso del mio discorso? Sto forse sostenendo che i libri non si devono più scrivere, stampare, vendere e leggere? No, non dico questo. Dico che i libri ormai sono gli uomini e con essi si identificano. Cioè detto in sintesi: “Ogni libro è un uomo”. Il che significa che se gli uomini continuano a nascere e a riprodursi, se ogni uomo è un libro, non si capisce perché si debbano “leggere” tutti i libri e tutti gli uomini che vengono stampati o generati. Allora vuol dire che a chi piacciono i libri come piacciono gli uomini, si sceglieranno i libri e gli uomini che piacciono. Il resto resterà un manoscritto o un … “coitus interruptus”.

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