venerdì 27 gennaio 2012

Un libro che non dimenticherò mai



Non dimenticherò mai questo libro. Lo comprai la sera del 12 dicembre 1981 all'aereoporto di Napoli prima di imbarcarmi per Luton/Londra. Un viaggio che, se penso a quello che poteva succedere con quel titolo, ancora oggi mi vengono i brividi. Ma non successe nulla, nonostante tutto. Davvero imprevedibile. Viaggiai tutta una notte per arrivare a Hastings, nel Sussex, sulla costa meridionale inglese alle prime luci dell'alba. Ci fu una bufera di neve, dopo una sosta imprevista a Nizza. Quando arrivai a Luton, non so come riuscimmo ad atterrare. Il viaggio in treno da Victoria per il Sussex fu un itinerario fantastico in uno scenario di favola e di incubo. Appuntai le mie impressioni sulle pagine di questo libro che mi ostinai ad avere tra le mani per tutto il viaggio. Guardavo dal finestrino del treno e mi sembrava un paese di fantasmi. Il verde Sussex irriconoscibile. Pochi viaggiatori nella mia vettura, non potevo scambiare nemmeno una parola con nessuno, se non con i controllori che andavano su e giù e non capivo cosa controllassero. Alla stazione di Vittoria, prima di salire sul treno, ero riuscito a telefonare a casa degli amici. Allora non c’erano i cellulari e li avvisai che sarei arrivato in ritardo. Mi dissero di non preoccuparmi.


Ma io ero preoccupato, e come! Quando riuscimmo ad entrare nella stazione di Hastings erano esattamente le ore 04,15 del mattino di domenica 13 dicembre. Sbarcai dal treno e un attendente mi invitò a fare presto perchè doveva chiudere i battenti. Avete letto bene: doveva chiudere la stazione. A chiave si chiudeva allora quella stazione di Hastings. Vabbè, mi dissi, tanto Esmail, il mio amico, sta fuori ad aspettarmi. Mi trascinai con le valige velocemente verso l’uscita, la porta si richiuse dietro di me ed io rimasi al freddo, tra montagne di neve, al buio, in cerca di un’auto con l’amico. Macchè, nessuno in giro. Il gelo dentro e fuori. Mi rigiravo tra le mani il libro, insieme alla valigia.


Cosa fare? Dove andare? Trovai per fortuna alcune monete ed un telefono e telefonai. A lungo il telefono suonò. Nessuna risposta. Ritelefonai, ancora nessuna risposta. Ormai col cuore in gola mi vedevo già morto di freddo. Finalmente qualcuno urlò dall’altra parte del filo: “Sorry!”. Sorry, un cavolo, amico mio. Esmail disse che si era addormentato aspettandomi. Si precipitò a prendermi in pochi minuti. Non morii assiderato. Non fu per me "il giorno dei morti". Un giorno e un libro che non dimenticherò mai. Nessun morto, per fortuna. E dire che il titolo originale che la grande Agatha Christie aveva dato al suo libro è tutt’altro: “Sparkling Cyanide” … 


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