sabato 28 gennaio 2012

Un anno é fatto di 365 delusioni



Sono trascorsi già quasi 30 giorni del nuovo anno e possiamo dire di avere raccolto lo stesso numero di delusioni. Se l'anno per definizione è "un periodo fatto di trecentosessantacinque delusioni" allora possiamo cominciare a contare con chi, cinicamente, ma con grande realismo, ha lanciato agli uomini una definizione del genere. Senza dire poi che quest'anno ha un elemento aggravante: essendo bisestile ha un giorno in più, quindi aspettiamoci qualche delusione in più. Parliamo di Ambrose Bierce un giornalista e scrittore dell'Ohio nato nel 1842, autore di un famoso "Dizionario del diavolo", che posseggo in lingua inglese da diversi anni, per le splendide edizioni della Folio Society. Ambrose scomparve sui campi di battaglia della guerra civile americana dopo di avere vissuto in maniera avventurosa la sua esistenza terrena. Ed in maniera altrettanto misteriosa scomparve dalla scena della vita. Il suo "Dizionario" è tutto intessuto di battute fulminanti, spesso provocatorie, sempre pronte a cogliere quella zizzania che avvelena l'anima degli uomini. In realtà il suo essere diavolo è più ironia che perversione, impregnata di una robusta dose di pessimismo. Come quando alla voce "aiutare" dice: "Crearsi un ingrato" oppure alla definizione di "cultura" così si esprime: "Tipo di ignoranza che caratterizza lo studioso". Bierce ha ragione a smorzare la retorica delle illusioni, specialmente quelle che fioriscono con le intenzioni di un nuovo anno. Ci si fanno gli auguri di rito che sono il condimento della politica, della pubblicità, della religione, sperando di consolarci e di illuderci, ma anche di ingannarci in maniera inconsapevole, più spesso consapevole. Del resto già Demostene, oltre duemila anni orsono, disse “Nulla è più facile che illudersi. Perchè l’uomo crede vero ciò che desidera”. Anche l’inglese Alexandre Pope del resto ha avuto modo di dire in merito: “Beato colui che non si aspetta nulla perchè non sarà mai deluso”. Ma non dovremmo però mai estinguere i desideri del cuore e spegnere il piacere dell’attesa: perderemmo la voglia di vivere e con essa il seme della felicità se lo facessimo.

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