lunedì 26 dicembre 2011

Il mondo nel 2012

A tutti piacerebbe sapere come sarà il futuro. E' stata sempre l'aspirazione degli uomini indagare, prevedere il proprio destino. Quello che ci accadrà nel prossimo anno, leggendo il presente, ricordando il passato. Aspirazione sempre svanita quando l'agognato futuro diventa presente e nella quotidianità ci dimentichiamo di quello che è stato il passato. E' un destino a cui nessuna generazione può sfuggire, neanche quella presente, nonostante tutte le previsioni e gli ebdomadari che vengono pubblicati. Quello che vi propone questo post è la copertina di un numero speciale di un, stavo per dire "autorevole" settimanale inglese, ma questo aggettivo è ormai scontato. Il settimanale tenta di tirare a suo modo le somme dell'anno passato, gettando uno sguardo a quello che è possibile ipotizzare nel prossimo anno. "The Economist" non è un settimanale qualunque, ha una lunga storia alle spalle sia dal punto di vista giornalistico che politico, culturale e sociale. Da sempre ha dato voce libera a scrittori impegnati nei vari campi della scienza, delle arti e della politica, testimoni del proprio tempo, in maniera sia libera che autorevole, facendo della propria autonomia culturale la bandiera della loro indipendenza e di quella del giornale.

In un mondo globalizzato, quale quello di oggi, nessuna voce che si manifesta in forma di scrittura giornalistica e si occupa di politica, economia, arte e scienza, può però continuare a ritenersi indipendente da interessi di parte o di gruppi. Anche "The Economist" ha cambiato la sua identità culturale che si è sempre basata sul principio del libero pensiero liberale e radicale. Come del resto tutti i grandi, storici mezzi di comunicazione a stampa i quali sono finiti nelle mani di gruppi di grossi interessi economici. Questi concorrono a definire le politiche dei governi, dei partiti e di organizzazioni che da nazionali sono diventate transnazionali. Da ciò deriva il fatto che questi grandi operatori della comunicazione contemporanea non esprimono più un pensiero veramente libero, nè tanto meno quello di collaboratori scrittori, siano essi politici, economisti, letterati o scienziati. Si sono fatti portatori di interessi di gruppi in conflitto con altri gruppi militanti su fronti opposti. Sono noti gli attacchi che questo settimanale inglese ha sferrato all'Italia e ai suoi governi nel corso degli ultimi anni. Non solo Berlusconi è stato vittima, ma anche  Prodi e altri politici italiani che hanno provato a dare dell'Italia una immagine diversa da quella che i figli della "perfida Albione" hanno sempre avuto. Se da noi ci sono sempre stati anglomani e anglofoni, dall'altra parte della Manica non mancano italomani e italofoni. Comuni sono anche gli "italofobi" e gli "anglofobi".


In questo numero speciale dedicato al prossimo anno anche l'Italia, ovviamente, ha avuto il suo spazio su quello che potrà essere il suo futuro. Dopo di essersi finalmente liberato dal "Cavaliere nero" a parere del giornale, il nostro Paese potrebbe finalmente essere piacevolmente "trasformato" a costo zero, "cost-free" , puntando a dieci semplici riforme. Quali sono queste riforme e chi le avanza? Un Italiano, guarda caso! Beppe Severgnini, scrittore ed editorialista del Corriere della Sera e autore di uno dei circa trecento libri che sono stati scritti su quell'anima "nera" che ha governato l'Italia per 18 anni. Il titolo del volume è tutto un programma: "Mamma mia! Berlusconi's Italy Explained for Posterity & Friends Abroad", edito da Rizzoli. Cosa propone il buon Beppe, prolifico scrittore e raffinato italo-anglofilo? Ecco le sue proposte, "ten ways to transform Italy", dieci modi per trasformare l'Italia. Finito Berlusconi, il sogno si può avverare a "costo zero", attuando queste "semplici" riforme:

1. Un primo ministro, donna o uomo, che vada a letto alle 11.00 di sera, che abbia sì un/a amante, ma soltanto uno/a alla volta, e che questi non sieda in Parlamento.
2. Una nuova legge elettorale. Con quella attuale i leader dei partiti possono infilare nelle liste avvocati, medici, clienti, parenti e amanti. Intollerabile!
3. Un nuovo sistema di tasse. E' assurdo che soltanto lo 0,17% di chi paga le tasse, vale a dire 76.000 persone, dichiara un introito oltre le £ 200.000, e si vendono in Italia 210.000 auto di lusso l'anno. Tutto deve essere invece pagato in maniera elettronica.
4. La classe politica deve tenersi fuori dal mondo dell'industria e degli affari. Vendere la RAI, l'ENEL, l'ENI, la Finmeccanica, e il BancoPosta.
5. Abolire le regole bizantine che caratterizzano il sistema giudiziario, un sistema che fa felici gli avvocati ma fa scappare gli investitori esteri.
6. Eliminare le oltre cento realtà politiche provinciali inutili.
7. Eliminare il Senato della Repubblica, un duplicato della Camera dei deputati, e trasformarla in assemlea delle Regioni (100 membri).
8. Introdurre il termine massimo di tre termini per l'elezione parlamentare.
9. Creare un nuovo sistema per raggiungere i mercati esteri. Via ENIT, via ICE, rilanciare gli istituti di cultura esteri, dare risorse alle ambasciate all'estero per promuovere il Paese.
10. Introdurre la regola di "Dostoyevsky", - "delitto e castigo" - nella vita pubblica. Troppi soggetti criminali in libertà.

Ecco, questa è la ricetta di un perfetto "italo-anglofilo-anglomane" quale Beppe Severgnini per salvare l'Italia. Un Paese "not too big to fail. But it is almost certainly too big to rescue", vale a dire "non troppo grande per cadere. Ma quasi certamente troppo grande da salvare". Testuale! Questa è la ricetta per l'Italia per il nuovo anno. By: "Beppe Severgnini & The Economist". Auguri! 
8.

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