giovedì 24 novembre 2011

Una proposta immodesta




Ho pescato in rete un mio vecchio post risalente a quasi una decina di anni fa intitolato "Una proposta immodesta". Il post prendeva il titolo da una conferenza che Josif Aleksandrov Brodskij, (1940-1996), premio Nobel per la letteratura nel 1987, aveva fatto qualche anno innanzi prima di passare a miglior vita. Il titolo di questo suo discorso ricalcava l'altrettanto famosa satira di Jonathan Swift “Una Modesta Proposta per far sì che i bambini non siano un fardello ai loro genitori”. Mentre il grande autore di “Gulliver” proponeva che i figli dei poveri irlandesi fossero fatti ingrassare e poi venduti dai loro genitori per risolvere il problema della fame in Irlanda, il poeta Brodsky, in questo suo discorso nella biblioteca del Senato americano nel 1991, proponeva realisticamente l’aumento della distribuzione di libri gratis al popolo americano per favorire l’acculturazione. In quella occasione ebbe modo di dire: “Vorrei proporre in questo momento, e senza nemmeno chiedermi a chi mi sto rivolgendo, che stante il basso costo dell’attuale tecnologia, ci sarebbe l’opportunità di trasformare questa nazione in una vera democrazia illuminata. Ed io penso che questa opportunità debba realizzarsi ora e subito prima che la lettura (literacy) venga sostituita dal video (videocy). Secondo me i libri dovrebbero essere portati alla soglia di ogni porta, così come si fa con l’elettricità, e con il latte in Inghilterra. I libri dovrebbero essere considerati un bene primario, indispensabile, di prima necessità, con costi irrisori. Oltre a ciò la poesia dovrebbe essere venduta nei grandi e piccoli negozi, nelle mercerie. Nella stanza di ogni albergo il visitatore dovrebbe trovare nel cassetto accanto al letto un’antologia di poeti americani, insieme al libro della Bibbia, il quale ultimo sicuramente non avrebbe nulla da obiettare, come non obietta nulla l’elenco telefonico”.


Brodsky non poteva immaginare come sarebbe stata veloce la tecnologia a far prevalere, ma non ancora vincere, quella che lui chiama la "literacy" sulla  "videocy", vale a dire la passione per la lettura su quella per  l'immagine televisiva, la forza dell'essere sull'apparire, la forma sul contenuto. La sua visione di come le cose stavano andando al mondo la si può trovare in questa poesia che ho liberamente tradotto dall'inglese e che apparve sulla rivista TLS " The Times Literary Supplement". Non fatela leggere ai bambini. La poesia, la vera poesia, può anche far soffrire ... 

Song of Welcome

Here's your Mom, here's your Dad.
Welcome to being their flesh and blood.
Why do you look so sad?

Here's your food, here's your drink.
Also some thoughts, if you care to think.
Welcome to everything.

Here's your practically clean slate.
Welcome to it, though it's kind of late.
Welcome at any rate.

§ § §

Here's your paycheck, here's your rent.
Money is nature's fifth element.
Welcome to every cent.

Here's your swarm and your huge beehive.
Welcome to that there's roughly five
billion like you alive.

Welcome to the phone book that stars your name
Digits are democracy's secret aim.
Welcome to your claim to fame.

Here's your marriage, and here's divorce.
Now that's the order you can't reverse.
Welcome to it; up yours.

Here's your blade, here's your wrist. 
Welcome to playing your own terrorist;
call this your Middle East.

Here's your mirror, your dental gleam.
Here's an octopus in your dream.
Why do you try to scream?

§ § §

Here's your corn-cob, your TV set.
Your candidate suffering an upset.
Welcome to what he said.

Here's your porch, see the cars pass by.
Here's your shitting dog's guilty eye.
Welcome to its alibi.

Here are your cicadas, then a chickadee,
the bulb's dry tear in your lemon tea.
Welcome to infinity.

Here are your pills on the plastic tray,
Your disappointing, crisp X-ray.
You are welcome to pray.

Here's your cemetery, a well kept glen.
Welcome to a voice that says, "Amen."
The end of the rope, old man.

Here's your will, and here's a few
takers. Here's an empty pew.
Here's life after you.

§ § §

And here are your stars which appear still keen
on shining as though you had never been.
They might have a point, old bean.

Here's your afterlife, with no trace
of you, especially of your face.
Welcome, and call it space.

Welcome to where one cannot breathe.
This way, space resembles what's underneath
and Saturn holds the wreath.

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CANTO DI BENVENUTO

Ecco tuo padre e tua madre.
Benvenuto al loro sangue e alla loro carne.
Perché sei così triste?

Ecco da mangiare e da bere.
Anche alcuni pensieri, se hai voglia di pensare.
Benvenuto a tutto.

Ecco la tua bianca lapide.
Benvenuto ad essa, anche se è ancora presto.
Benvenuto comunque.

***

Ecco la tua busta paga, il tuo affitto.
Il danaro è il quinto elemento.
Benvenuto ad ogni suo centesimo.

Ecco il tuo sciame e il tuo alveare.
Benvenuto tra quei circa cinque miliardi
Come te viventi.

Benvenuto alla guida telefonica col tuo nome.
Le cifre sono l’anima nascosta della democrazia.
Benvenuto al tuo diritto alla gloria.

***

Ecco il tuo matrimonio ed ecco il tuo divorzio.
Questo è l’ordine che non potrai invertire.
Benvenuto ad esso; è tuo.

Ecco la tua lama, ecco il tuo polso.
Benvenuto al gioco del terrorista;
chiamalo Medio Oriente.

Ecco il tuo specchio, ecco il tuo smagliante sorriso.
Ecco la piovra dei tuoi sogni.
Perché cerchi di urlare?

***

Ecco il tuo telecomando, il tuo apparecchio televisivo,
Il tuo candidato sta male.
Benvenuto a ciò che ha detto.

Ecco la tua finestra, vedi come corrono le auto.
Ecco l’occhio colpevole del tuo cane sporcaccione.
Benvenuto al suo alibi.

Ecco le tue cicale, i tuoi pulcini,
l’amara goccia nel tuo tè al limone.
Benvenuto all’infinito.

***

Ecco le tue pillole sul vassoio di plastica,
le tue deludenti e fredde radiografie.
Benvenuto a pregare.

Ecco il tuo cimitero, un posto ben tenuto.
Benvenuto ad una voce che dice ‘Amen’.
La corda è finita, vecchio mio.

Ecco il tuo testamento, ed ecco
i tuoi pochi eredi. Ecco un posto vuoto.
Ecco la vita dopo di te.

***

E queste sono le tue stelle che si ostinano a brillare
come se tu non ci fossi mai stato.
Potrebbero avere ragione, vecchio mio.

Eccoti dopo la vita, con nessuna traccia di te,
specialmente della tua faccia.
Benvenuto e chiamalo spazio.

Benvenuto dove non si può respirare.
Da queste parti lo spazio somiglia a ciò che c’è sotto,
e Saturno regge la corona.

JOSEPH BRODSKY

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