lunedì 12 settembre 2011

Tirare le cuoia




Caro Direttore, ieri sera, al Tg di Emilio Fede, ho sentito, di sfuggita, una dichiarazione del Presidente della Repubblica che lo stesso conduttore ha definito “importante”. L’ho visto parlare al microfono, di getto, senza fogli tra le mani, ad una non so bene quale conferenza. Ha detto che il mondo è cambiato, noi siamo cambiati, non sono più i tempi degli anni ottanta o settanta, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, dobbiamo darci una regolata. Nella mia umiltà e nullità spero che il Presidente sappia cosa dice quando parla, specialmemte se lo fa a braccio. Ha detto (cito a memoria) che ci dobbiamo comportare in maniera diversa e lo Stato deve cambiare. Ben detto, tutto bene. 

Ma, mi dica caro Direttore, cosa intende lui esattamente? Il sottoscritto, dopo di avere fatto l’emigrante come studente lavoratore in Germania e in Inghilterra negli anni sessanta, dopo di avere servito la patria per sedici lunghi mesi in quello che era il servizio di leva, dopo di essersi laureato e insieme alla sua metà fatto il precario per vari anni, dopo di avere messo su famiglia ed avuto un figlio, (uno solo, non ce ne potevamo permettere altri), dopo di avere dato una casa in proprietà ai suoi genitori (il padre era un artigiano tipografo con meno di cinquecemtomila lire al mese), e a se stesso, sottoscrivendo un mutuo venticinquennale con la legge sull’edilizia economica e popolare, al congruo, allora all'usurante tasso di interesse del 22% (INAIL), dopo di averlo finito di pagare qualche anno fa e dopo di averne sottoscritto un altro triennale per i dovuti lavori di manutenzione, dopo di essere andato in pensione lui e la sua metà fuggendo letteralmente dalle macerie di una scuola che non è più tale. 

Dopo tutto questo, noi ultrasettantenni, cosa dovremmo fare secondo il nostro caro Presidente? Come ci dovremmo dare una “regolata”? Tirando le cuoia al più presto?
Cari saluti

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