giovedì 8 settembre 2011

Niente di niente a Babele




Se penso alle tante scritture che caratterizzano la storia dell'uomo per quanto riguarda la comunicazione mi viene da pensare che Babele sia davvero esistita. Quante sono state, infatti, le lingue degli uomini nel corso della loro storia? E quante sono, ancora oggi, le lingue in azione su questo nostro pianeta? Tante, tantissime, da non poter essere contate, conosciute e studiate. L'episodio biblico della Torre mi ha sempre affascinato nella sua immediatezza e semplicità, pur sempre avvolto nel mistero più assoluto.

“Ora tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Babilonia e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”. Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo e disse: “Ecco, essi sono un solo popolo con una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e quando avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Confondiamo dunque la loro lingua, perchè non si comprendano più l’un l’altro”. Così essi cessarono di costruire la città e la torre, che si chiamò Babele, perchè là ilSignore confuse la loro lingua e di là li disperse su tutta la terra.” 

L’illusione di unità o l’orgoglio di affermarsi come uomini venne frustrato molto tempo fa, non sappiamo bene perchè, da chi solo può dare la direzione degli eventi umani. Nei suoi disegni l’unità umana non si attua coi mezzi naturali, ma resterà sua propria opera anche nel mistero della comunicazione. Un rebus che resta tale, segreto, come segreti sono i misteri dei caratteri di tante lingue antiche e moderne. 

A tutto questo mi ha fatto pensare stamani leggendo la poesia qui sotto scritta da un mio caro amico che, pur non essendo poeta, di tanto in tanto mi “conforta” con le sue sperimentazioni inviate via email. Si aspetta sempre un mio giudizio, credendomi un buon critico. Io, invece, sono soltanto uno che legge e scrive a cui, tra l’altro, piace “navigare” nel mare grande della Rete. Lui, forse, crede e spera che io sia più informato e quindi in grado di leggere e sentire più voci nelle tre vite che ognuno di noi, come lui del resto, vive. Non si rende conto, l’ingenuo Alfonso, che nella Torre di Babele nessuno sfugge al destino del quale solo ora egli sembra rendersi conto. Non tutti ne sono coscienti e sanno metterlo in versi come fa lui, va detto con grande pessimismo. Alfonso, dopo tutto, non sa che lui è in buona compagnia. Siamo tutti “sordi” e tutti “grilli parlanti” condannati a vivere in questa Babele che è l’umanità.


NIENTE DI NIENTE
Almeno tre sono le vite
che, distintamente, ho vissuto
in rapida successione:
- nella prima, tabula rasa,
da beato ignorante, ma… prudente
non sapendo niente di niente;
- nella seconda, per saggia scelta
o per disperazione
ho studiato, studiato tanto
fino all’esasperazione;
- nella terza vita, esposto ai quattro venti,
vagando per il mondo, in lungo e in largo,
la voce gracchiante di tanta brava gente
ho ascoltato, credetemi, attentamente.
E alla fine, ho compreso tutto, finalmente;
ho capito, ahimè, che in questa babele
di sordi e di grilli parlanti,
nessuno ci ha capito niente.
-
Alfonso Carotenuto

Roma 8 settembre 2011


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