venerdì 16 settembre 2011

I miei sogni

"Sogno i miei dipinti e poi dipingo i miei sogni"


“Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita.” Così William Shakespeare fa parlare Prospero  nella Tempesta. Questa straordinaria considerazione mi serve per introdurre un discorso che ho in mente di fare da tempo a me stesso e a chi eventualmente avrà la voglia di leggermi. Che cosa sono quelle visioni, le chiamo cosi per comodità discorsiva, che si chiamano “sogni” e che ogni notte ci perseguitano? Con il passare del tempo sembra che i sogni si addensino sempre più nella mente di chi va avanti negli anni. C’è sempre tanto da ricordare e quindi mi sembra naturale che ci sia lo stesso tanto da sognare. Ma ho letto che se è vero che i sogni non sono altro che “visioni del vissuto”, è anche vero che la mente, quando dorme, genera di per sè visioni del tutto originali, nuove ed anche indipendenti dal soggetto che sogna. Il che complica le cose e apre dimensioni imprevedibili.

Devo confessare che a me queste visioni in forma di sogni mi hanno sempre tormentato. In genere sognare significa sospirare, vagabondare, vagare, errare, volare, aspirare, mirare, vagheggiare, pensare, sperare, credere, illudersi, fantasticare, immaginare, fare un sogno, abbandonarsi all'immaginazione, fare castelli in aria, sognarsi, vedere in sogno, distrarsi, essere nelle nuvole, far castelli in aria, perdersi in fantasie, agognare, amare, bramare, essere innamorato, divagare, spaziare, attendere, badare, meditare, provvedere, ragionare, confidare, parere, ingannare … Ma per me, quando riesco ad addormentarmi senza troppo penare, significa sopratutto soffrire. Già! una vera e propria sofferenza. Vi spiego il perchè. 

Picasso - Il sogno
Me ne capitano di tutte in queste visioni che sono quasi sempre incubi: il freno dell’auto che non frena, una strada che non trovo, una finestra aperta sul vuoto, il volto di uno sconosciuto che mi blocca, l’auto che non trovo, un precipitare nel vuoto senza fine, un aggeggio che non riesco far funzionare, strade sconosciute che girano su se stesse, una folla immensa in una piazza vuota, la moglie sparita, due esami ancora da fare, un appuntamento mancato, carte smarrite, in bicicletta ma senza pedali, improvvisamente senza scarpe o in mutande … e chissà quante altre visioni di questo genere che ricordo bene al risveglio, ma che poi sfumano nel nulla subito dopo. Sono lampi o flash e non mancano gli intrecci che mi è impossibile trascrivere. Capita spesso di sognare luoghi conosciuti e situazioni già vissute in precedenza, ma completamente alterati. Spesso mi ricordo di qualcosa che era rimasto in sospeso. In un guizzo di, come dire?, “lucidità” onirica, mi domando: “vediamo come va a finire questa storia dell’altra volta”. 

Insomma, una sofferenza indicibile, una tensione che ti tiene come sul filo di rasoio o come appeso nel vuoto, nel nulla. E quando mi sveglio, sono proprio contento di essere tornato in “vita”, che tutto sia finito. Ma queste sono visioni relativamente recenti. Mi accorgo di non ricordare bene cosa ho sognato nel corso degli anni che ho vissuto. Non sono proprio tanti ma, comunque, abbastanza per non ricordare tutto, se non quasi nulla. Ad esempio: non ricordo più cosa sognavo in gioventù, forse tanto sesso; poi da sposato, forse tante fughe; poi quando son diventato padre, forse tanti parti dolorosi, oppure di quando ho fatto i traslochi, o di quando sono stato all’estero e via di questo passo. Sì, perchè ad ogni situazione segue un certo tipo di visione. Vi risparmio i sogni fatti in altre lingue. Già, perchè non ci crederete, ma ho subìto e attraversato anche visioni linguistiche in forma di incubo, riservate forse a chi conosce le lingue. Insomma siamo alla glossolalia onirica.

Klee - Città del sogno
Per capirci di più ho cercato di leggere quel classico, famoso libro di Sigmund Freud “L’interpretazione dei sogni”, ma devo confessare che la lettura mi ha complicato le cose. Lui, in breve, sostiene che “i sogni rivelano i desideri della mente inconscia e della sua grande intelligenza”. Che la mente umana sia capace di “intelligere” lo sapevo già da quel poco che la mia povera mente riesce a recepire. Per cercare di capirci un pò di più, comunque, mi sono anche informato su quanto hanno scritto Alfred Adler sulla natura umana, Anna Freud sull’ego e i suoi meccanismi di difesa, e Gustav Jung su quanto ebbe a dire sugli archetipi e sull’inconscio collettivo. Mi sono reso conto che i sogni sono strettamente legati alle variabili personali del soggetto che sogna. Spazio e tempo lo condizionano. Sia il primo che il secondo non sono riferiti allo spazio e al tempo dell’esistenza del soggetto che vive e che sogna. In effetti i suoi sogni vengono da un altrove indefinito e si estendono in luoghi sconosciuti ed imprevedibili. 

E allora, se le cose stanno così, c’è ben poco da sperare di capire. Il buon Shakespeare ha ben ragione di far dire a Prospero che siamo fatti della stessa materia di cui son fatti i sogni e che tutto sommato la nostra vita è tutto un sogno. Lo disse anche Calderon de la Barca. Il fatto è che quando io mi sveglio e fuggo da quegli incubi che sono i miei sogni, son proprio contento. Mi chiedo però: se la vita è sogno, quando essa finirà e sarò costretto a svegliarmi, come sarà il risveglio? Io spero che sia come quello che faccio ogni mattina. Chiedo alla mia cara amica e collega virtuale Marzia-Marni Mazzavillani, esperta in sogni e segni, di aiutarmi, se possibile, a decriptare i miei sogni. O forse sarà meglio decriptare la realtà?

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