lunedì 26 settembre 2011

Babele-in-progress



In un mondo in continua evoluzione e trasformazione le identità vanno e vengono, la forma prevale sempre di più sui contenuti, l’apparire sull’essere, il non-sense sul sense. Non sfuggono a questa tendenza le comunità reali e quelle virtuali. Il cazzeggio ha la meglio sui contenuti, la chiacchiera sui fatti, gli esibizionismi sulle idee e via di questo passo. Ma forse la caratteristica di questa nostra epoca, l’era del C. A. C.  vale a dire Connessione - Accesso - Controllo, è proprio questa: “Babele-in-progress”, per far venire fuori dagli uomini il meglio di se stessi, prima che un nuovo Diluvio Universale li sommerga tutti. Guardate che ho detto “li sommerga”. “Io spero che me la cavo”, come disse il ragazzino napoletano di quel famoso libro. 

La chiacchiera corre sul filo, sulla tastiera, a colpi di bits & bytes. Tutti hanno qualcosa da dire, tutti parlano, scrivono, inviano messaggi, li ricevono ma non li leggono, li leggono ma non li comprendono. Tutti alla ricerca di un lettore che non solo risponda, ma prenda anche in considerazione senza capire quello che gli si dice e si vuole che egli lo legga per quello che non si dice, o che scriva senza sapere quello che pensa. Con o senza grammatica, con o senza disegnini, simboli, sorrisetti, abbreviazioni, convenzioni grafiche e quant'altro possa eludere la scrittura tradizionale, purchè la cosa sia irregolare, strana, peculiare, originale.

Oggi la fanno da padrone i bits e i bytes, siti e blog, forum e chat: tutti scrivono, intervengono, sproloquiano su tutto, contro tutti. Ma non si scrive solo, si modera anche, si filtra, si coniuga, si aggrega, per fare fronte e confronto, senza mai incontrarsi. Mostruosamente ripetitivi, logorroici, imitatori, copiatori e incollatori instancabili, non riposano mai, sempre online, tra messaggi e messaggini, li senti ronzarti intorno come cavallette infestanti, che distruggono le idee, stravolgono il pensiero, fanno tracimare i sentimenti, triturano i cervelli.

Ormai sono migliaia se non milioni, anche in Italia i blog, le chat, i forum, come lo sono nel mondo. Su tutti gli argomenti possibili ed impossibili. Forse più questi che quelli, ed è davvero impossibile starci dietro, leggerli, giudicarli, valutarli. E allora li lasci al loro destino, ben sapendo che ti perdi qualcosa di buono, e che quel qualcosa ti sfuggirà per sempre ma che nel frattempo ha frustrato i tuoi interessi, avvilito il tuo desiderio di sapere, esaurito le tue speranze di conoscenza. Tutto fluttua nel vuoto virtuale: letteratura, poesia, scienza, politica, religione, senso e non senso, tutto diventa non-senso.

Sarà questo a preannunciare l’arrivo di una nuova Babele? Tu, mio impossibile lettore, potrai dire: e tu cosa fai? Perché scrivi? A chi scrivi? Sì, è vero, anche io scrivo, anche sono un blogger, chatter, forumista, moderatore, aggregatore. Tutto vero. Ma io cerco di aggregare soprattutto me stesso, raccolgo i pezzi in frantumi dei miei pensieri, li colloco negli spazi lasciati vuoti e scoperti dal vortice del vento degli avvenimenti che mi scorrono davanti senza che io possa fare nulla per fermarli. Pezzi che raccolgo dopo la frantumazione per rimetterli insieme a fatica, ben sapendo che sarà una fatica inutile perché il vento della vita ritornerà implacabile a scompaginarli, rimescolandoli nel fiume di una vita che sembra giorno dopo giorno sempre di più senza senso. Ma che dico? Tutti sanno che Babele è destinata a non avere senso… 


Che soddisfazione
Questo minestrone,
Tutto il circondario saprà… saprà…
Come vivo io? Non lo so neanch’io…
Ma se me lo dicono… lo so…

Che non sarà mai troppo Asburgico
farsi mandare apposta dall' esercito
Una minestra perfida come un'abitudine,
Roba di libidine e di solitudine.

Ma scusa, dimmi, parlo arabo?
Se non mi vuoi capire dillo subito,
Che in un sonno torpido
Mi vorrei nascondere,
Roba di fuligine e di carta-pecora,,,

Non sense, pensaci tu…

L’alta moda è amabile,
Qualche volta affabile,
Siamo andati, che io penso a vendere,
Roba da cannibali, però:

Ancheggiamo mannequins fanatiche,
Ancheggiamo, si sporgono e poi sbandano,
Come consuetudine e beatitudine,
Forse fuori margine, fiancheggiando un argine…

Non posso più, non posso più bearmici,
Posate le posate, adesso allungami
Una domanda singola come una voragine,
Roba da filippine e forse da dialettiche…

Non sense, pensaci tu…

(Paolo Conte: "Non Senso")

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