mercoledì 31 agosto 2011

Il tempo dell'autunno




Tra qualche giorno comincia l'autunno, la stagione di transizione per eccellenza. Tutta la vita potrebbe essere considerata un "transito", un passaggio nella realtà della vita. Un viaggio che inizia da qualche parte lontano e finisce in un altrove che tutti andremo a conoscere. Nella stagione dell’autunno tutto sembra lentamente sfiorire ma non per morire, bensì per rinascere a nuova vita dopo il passaggio dell’inverno. Il mondo dell’arte e della letteratura è pieno dei messaggi scritti dalle quattro stagioni dell’uomo. L’autunno ha una parte importante, specialmente nel campo della poesia. Come del resto ce l’ha nella vita di tutti gli uomini. E’ l’idea del passaggio, della transizione, del mutamento che attira la creatività artistica. Il poeta qui invece sembra voler celebrare, se non la fine, il flusso che porta ad esso attraverso la trasformazione prima della fine.

Season of mists and mellow fruitfulness,
Close bosom-friend of the maturing sun;
Conspiring with him how to load and bless
With fruit the vines that round the thatch-eaves run;
To bend with apples the moss’d cottage-trees,
And fill all fruit with ripeness to the core;
To swell the gourd, and plump the hazel shells
With a sweet kernel; to set budding more,
And still more, later flowers for the bees,
Until they think warm days will never cease;
For Summer has o’erbrimm’d their clammy cells.


Stagione di nebbie e di molle fecondità,
amica fidata del cuore e del maturante sole;
che cospiri con lui per caricare e benedire
di frutti le viti che intorno alle grondaie corrono;
per piegare sotto le mele i muscosi alberi della capanna,
e colmare tutti i frutti di maturità fino al torso,
per gonfiare la zucca, e arrotondare i gusci delle nocciuole
con un dolce nòcciolo; per dare vita ad altri
e ancora altri, più tardivi fiori per le api,
finché esse possano pensare che i giorni tiepidi non finiranno mai,
perché l Estate ha colmate fino all’orlo le loro ricche celle


Who hath not seen thee oft amid thy store?
Sometimes whoever seeks abroad may find
Thee sitting careless on a granary floor,
Thy hair soft-lifted by the winnowing wind;
Or on a half-reap’d furrow sound asleep,
Drowsed with the fume of poppies, while thy hook
Spares the next swath and all its twinèd flowers:
And sometimes like a gleaner thou dost keep
Steady thy laden head across a brook;
Or by a cyder-press, with patient look,
Thou watchest the last oozings, hours by hours.

Chi non t’ ha veduto spesso fra la tua abbondanza?
Talvolta chiunque va fuori in cerca può trovar
te a sedere senza pensieri su d’ un’ aia,
i tuoi capelli mollemente sollevati dal soffio del vento;
o su un solco mietuto, mezzo addormentato,
assopito dai fumi dei papaveri, mentre il tuo falcetto
risparmia il prossimo mannello, e tutti i suoi fiori intrecciati
e talvolta come uno spigolatore tu tieni
fermo il tuo capo carico attraversando un ruscello;
o presso un torchio da sidro, con sguardo paziente,
tu osservi gli ultimi trasudamenti per ore ed ore.

Where are the songs of Spring? Ay, where are they?
Think not of them, thou hast thy music too,—
While barrèd clouds bloom the soft-dying day
And touch the stubble-plains with rosy hue;
Then in a wailful choir the small gnats mourn
Among the river-sallows, borne aloft
Or sinking as the light wind lives or dies;
And full-grown lambs loud bleat from hilly bourn;
Hedge-crickets sing; and now with treble soft
The redbreast whistles from a garden-croft;
And gathering swallows twitter in the skies.

Dove sono i canti della Primavera? Sì, dove sono?
Non pensare ad essi; tu possiedi la tua musica,
mentre nuvole a banchi fioriscono il giorno che lento muore,
e fanno i piani di stoppie di una rosea tinta;
allora in lamentoso coro i moscerini gemono
tra i salici del fiume, portati in alto
o affondano, come il lieve vento vive o muore;
e adulti agnelli belano a lungo di là della collina;
siepi di grilli cantano; ed ora con soave tenore
il pettirosso camta dal recinto d’un giardino;
e le rondini si raccolgono trillando nei cieli.

Il poeta inglese John Keats, morto a Roma a soli 26 anni, ha scritto una famosa poesia dedicata a questa stagione. Tre stanze formate da undici versi in rima, di cui la prima in forma ABABCDEDCCE, la seconda e la terza ABABCDECDDE. La poesia, come tutte le poesie, va letta ed apprezzata nella lingua originale. Ogni traduzione, anche se eccellente, è una trascrizione e tradisce il testo orginale. Il ritmo, la musicalità, le forme, le risonanze, le immagini vengono alterate. Restano solo le parole, le quali da sole, non potranno mai essere poesia.

Nella prima stanza Keats descrive in forma quasi drammatica l’autunno e ciò che accade durante quel periodo dell’anno. L’autunno è visto “cospirare” con il sole per far sì che l’uva e gli altri frutti vengano a maturazione. Tutta la natura in tal modo si trasforma e preannuncia il grande cambiamento.

Nella seconda stanza l’osservazione del poeta si sposta direttamente sulla stagione. Parla dell’autunno come se fosse una persona seduta ad aspettare, mentre il vento le fa scompigliare i capelli. Più che una figura maschile, qui è l’immagine di una donna ricurva su se stessa, presa nei suoi segreti pensieri. Questi la portano come a sognare mentre inala, portati dal vento, i profumi dei papaveri, quasi come la droga dei ricordi e dei pensieri futuri. Questa figura di autunno la si trova dappertutto, lungo un ruscello, presso un cedro, accanto ad un albero di mele.

Nella terza stanza il poeta cambia ancora una volta il suo punto di osservazione. Continua a rivolgersi all’autunno mettendo la sua figura a confronto con quella della primavera. Le chiede, quasi come e provocarla, dove sono le canzoni della primavera. Glielo chiede invano, ripetutamente. Ma poi le dice di lasciar perdere perchè l’autunno ha anche la sua musica, senza dubbio diversa, ma è la sua musica. Le offre allora una serie di suoni in uno scenario naturale fatto di nuvole e di colori indefiniti che riportano a cori variegati di animali di cielo e di terra. Qui la poesia improvvisamente si conclude lasciando lo smarrito lettore alle immagini che i versi del poeta hanno hanno generato nella sua durante la lettura dei versi. Sembra quasi come una sospensione voluta, come per far nascere presenze e far risuonare melodie e lamenti che non possono essere messi in versi.

Una poesia molto amata ma anche molto discussa dalla critica. il grande critico Harold Bloom pensa ddirittura che sia una delle poesie più perfette mai scritte nella lingua inglese. Ma un altro critico e poeta, Allen Tate, afferma che la poesia dice ben poco. Io penso che la composizione debba essere valutata, come spesso accade con i poeti, nel complesso della produzione poetica di Keats. Manca questa volta la spinta poetica e sognatrice che il poeta manifesta in altre occasioni. Non sfugge alla realtà e resta legato alla concretezza della scena, coinvolto com’è tra suoni, sensazioni e colori.

Va messo in evidenza la sua costante tendenza a voler cogliere il processo di cambiamento e trasformazione che accade in questo passaggio del tempo. Ed è in questa spiccata caratteristica la sua qualità poetica migliore, quella sensualità materiale che si consuma e che fatalmente porta alla fine. Alla morte naturale delle cose e degli uomini. Al poeta interessa non tanto la figura, la presenza e il passaggio dell’autunno, quanto lo scorrere inesorabile del tempo.

A mio parere, nessun’altra stagione descrive meglio di quanto riesca a fare l’autunno il trascorrere del tempo. In effetti mi sento di dire che Keats non ha voluto tanto scrivere una poesia sull’autunno, quanto sul tempo e sul suo scorrere  fatale ed inarrestabile.




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