martedì 30 agosto 2011

Il libro del futuro


Davvero il libro, cosi’ come e’ fatto oggi, e come e’ stato dalle sue origini, rimaste piu’ o meno immutate, e’ destinato a cambiare non solo la faccia ma anche il modo con il quale trasmette i suoi contenuti? La diffusione degli e-book, delle piattaforme di linkaggi integrati e di tutti gli altri sistemi prossimi futuri sembrano essere soltanto dei preavvisi sulle grandi trasformazioni in atto nel mondo della comunicazione e dell’editoria in particolare. Il brano che qui di seguito vi proponiamo parla, appunto, di “pillole-libri” uno dei tanti modi nei quali grandi scrittori si sono cimentati nel prevedere il futuro del libro. Sabastiano Vassalli, nel suo romanzo “3012” uscito da Einaudi nel 1995, ne da’ una descrizione che merita di essere fatta conoscere e che non ha nulla di utopistico, a ben vedere



Dal cap. 34 del romanzo di Sebastiano Vassalli “3012”, Einaudi Editore, 1995

"Le poesie del profeta vengono pubblicate dall’editore Gubarev in uno speciale oggetto di carta detto “libro”, destinato ad andare a riempire certi mobili chiamati “scaffali” che si trovano ancora oggi nelle case di chi ama l’arte e gli arredi delle epoche passate.

Nel maggio di quell’anno Antalo pubblicò la sua prima ed unica raccolta di poesie intitolata “Notizie dalla Necropoli”, in un modo inconsueto, cioè in un libro di carta stampata. Le opere letterarie di ogni genere si pubblicavano allora come si pubblicano ancora oggi, nelle cosiddette “pillole”: cioè in speciali microcircuiti che ognuno può inserire nel proprio terminale videofonico per poi leggere le parole sullo schermo di casa, o per ascoltarle pronunciate dalla sua stessa voce. I libri fatti di carta, invece, nella nostra epoca sono ritornati di moda come oggetti di pregio che vengono conservati dentro certi mobili di legno e vetro, detti “scaffali” e che nessuno si sogna di leggere. Ci sono negozi specializzati, in ogni parte del mondo, dove si vendono libri antichi e i loro rifacimenti moderni: i piu’ richiesti, oltre alla Bibbia, all’Odissea, al Corano e al “Libro delle mutazioni”, sono i vocabolari e gli atlanti.

Ma nessun autore dei nostri giorni aspirerebbe a pubblicare le sue opere in un libro di carta, e nessuno aveva una tale aspirazione nemmeno al tempo di Antalo: gli scrittori, si sa, vogliono essere conosciuti dal piu’ gran numero possibile di lettori, e vogliono anche sopravvivere nel ricordo dei posteri! Percio’ esistono pillole-libro, che costano due o tre dinari, si vendono in migliaia o addirittura – quando l’opera e’ particolarmente interessante – in milioni di copie, resistono al fuoco e all’umidita’ e si lasciano ammassare in spazi ridotti: le biblioteche moderne, grazie a questa geniale invenzione, non sono piu’ degli immensi depositi di materiale infiammabile, com’erano le biblioteche del mondo antico, e possono dedicare la maggior parte dello spazio di cui dispongono ai loro lettori.

L’editore di Antalo, pero’, era Andrej Gubarev, il famoso antiquario di Energia che lo aveva assunto come commesso in uno dei suoi negozi e che non avrebbe mai pubblicato libri in pillole; sicche’ l’autore dovette adattarsi. Le “Notizie dalla necropoli” – per cio’ che ne sappiamo – si stamparono in duecento esemplari, in carta antica e furono rilegate a mano con pelli pregiate. L’unica concessione che si fece alla vanita’ dell’autore, fu quella di destinare alcune copie del suo libro ai maggiori critici letterari dell’epoca: che non lo lessero e non se ne occuparono.

Soltanto il professor Frederick Stone, docente di letteratura nordamericana presso la Settima Universita’ della capitale, nel bollettino della sua facolta’ parlo’ del libro di Toto Esposito-Antalo come di una rivelazione assoluta e addirittura lo defini’ “una pietra miliare nel tormentato percorso della nuova poesia”; ma, leggendo il testo completo dell’articolo, Antalo si persuase che era stato scritto per compiacre l’editore, da un collezionista di libri che aveva riposto anche le “Notizie” nel proprio scaffale, senza prendersi nemmeno il disturbo di aprirle. Per farla breve: nessuno al mondo lesse le poesie del Profeta quando vennero pubblicate, nemmeno l’editore e nemmeno gli affezionati clienti dei negozi di Gubarev che ne acquistarono una copia. La gente aveva ben altro a cui pensare, in quell’ultimo scorcio di Evo antico, che non la poesia!"

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