giovedì 7 luglio 2011

“Stultifera navis” ovvero La nave dei folli della vita

Questo post ha origine in una conversazione nata su Facebook a proposito di una frase di Petrarca: "I libri condussero alcuni alla saggezza, altri alla follia." - "Books brought some to wisdom, others to folly". (Petrarca). Tutti i folli si ritrovano su una nave che poi è la nave della vita. Una gentile amica mi ha chiesto se su Facebook siamo saggi o folli. Io ho risposto che dai tempi di Petrarca i libri sono cambiati. Non sono più quelli di prima, ma la follia continua ad imperversare.




Comparsa per la prima volta a Basilea nel 1494, in occasione del clamoroso Carnevale alto-renano, “la Nave dei folli” dell’umanista Sebastian Brant, è uno di quei libri di cui tutti parlano, citato mille volte, ma che pochi conoscono. Composta da oltre settemila versi in rime baciate, l’opera è un grottesco e disastroso viaggio dei matti che nella concezione di Brant, a cavallo tra tardo medioevo e rinascimento, sono tutt’uno con i peccatori, verso il naufragio finale che precede la quaresima, metafora dell’eterna punizione se non interviene il pentimento.

Testo straordinario per la sua “contabilità”, scorrevolezza e pregnanza, “La nave dei folli” è forse il libro tedesco che ha avuto più fortuna nei secoli: un grande classico che si colloca nella scissura tra vecchio e nuovo mito, a conclusione del Gotico e a inaugurazione dell’invenzione del nuovo mondo. Brant, nato a Strasburgo ma vissuto a Basilea dove insegnò a quella università, fu uno dei primi “ consulenti editoriali” della storia: seppe servirsi della stampa in maniera moderna.

Raccolse intorno a sé una equipe di illustratori, il principale dei quali fu Albrecht Durer, che eseguirono le xilografie che illustrano l’opera, composta dunque da una “colonna sonora” e da un indissolubile commento grafico, sì da articolare una irresistibile “Totentanz”, tragica ma non priva di tocchi umoristici: clamorosa satira, coloratissima “festa dei pazzi”, orrenda e allegra kermesse che nella sua straordinaria giocosità è fonte di sicuro divertimento, ma anche momento di attenta meditazione per ciascun lettore.

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