martedì 5 luglio 2011

Me la leggo o me la vedo?


La vita è preferibile “scriverla e leggerla” oppure è meglio “sentirla e vederla”? Voi direte: la vita di chi? Degli uomini, di tutti gli esseri umani, uomini o donne, imperatori o cittadini comuni, santi o peccatori. E’ meglio “leggere” una vita scritta in forma biografica ed in maniera tradizionale, come in un libro, oppure è meglio “vedere” quella vita, rivivendo le immagini di quella esistenza in forma filmica? La domanda non sembri oziosa o campata in aria. E’ di questi tempi, squisitamente multimediali, la pubblicazione di intere collane storiche dedicate alla vita di uomini illustri in forma tradizionale cartacea, oppure in versione filmica.

Stasera mi leggo la vita di Lorenzo il Magnifico oppure sarà meglio vedermela in DVD sullo schermo a cristalli liquidi del mio televisore? Potrò scegliere di ascoltare direttamente dalla loro voce le vicende della propria vita: Bill Gates, Sigmund Freud, Yasser Arafat o Marilyn Monroe siederanno con me in salotto e mi parleranno di sé stessi in un paio d’ore, come se li avessi sempre conosciuti. Di Martin Lutero, Giovanna La Pazza, Carlo V e Girolamo Savonarola invece dovrei affrontare la lettura di oltre duemila pagine, quattro volumi di grande formato e molte illustrazioni.

E la mia vita? La stessa cosa può ormai dirsi anche della mia vita: vale la pena leggermi tutte le pagine sulle quali ho scritto, descritto e trascritto i miei giorni, pagine ingiallite dal tempo e disperse nei ricordi. Che dire di quelle foto poi in bianco e nero, sfocate e sgualcite, allineate e silenziose in quegli album da museo? Non sarà meglio rivedermi forse in quei videoclip girati da quella vecchia cinepresa prima che diventasse obsoleta, o da quel modernissimo video registratore che è finito in soffitta? Al computer potrò anche scaricarmi i clip della webcam, immagini moderne e colorate, con tanto di sonoro.

Ma sì, questa è davvero la mia vita: parole, suoni e immagini, vissute ed immediate, dalla vita in diretta. La carta stampata è densa di parole troppo difficili, parole che pesano come macigni nella mia povera mente che fa sempre più fatica a pensare, stenta ad inseguire impossibili immagini e arditi pensieri. Basta vedere per credere, lo dice anche il proverbio. Tu vedrai e crederai e potrai fare a meno della tua mente, dei tuoi pensieri, delle tue idee. Potrai credere senza pensare, senza soffrire, perché pensare fa soffrire.

E tu, uomo di oggi, mio contemporaneo, non devi più soffrire. A che serve? Goditi il piacere delle immagini che la mente di qualcun altro ti propone, con esse ti lusinga, ti inganna, ti confonde. E tu vuoi essere confuso, ingannato, lusingato, perché hai rinunciato al tuo pensiero. Tu, ormai, invece di vivere la tua vita, “sei vissuto” al posto di qualche altro. Mai più per te stesso. Tu vivi per “lui”: il tuo “grande fratello”.



Post in evidenza

Qualcosa, niente e tutto ...

Questa frase, a dir poco, è tutto un mondo. Scritta e pensata in un contesto poetico, è oggi quanto mai attuale e idonea per riflettere ...