domenica 10 luglio 2011

Elogio del Viaggio al Festival di Ravello



Il tema del viaggio al Festival di Ravello di quest’anno è senza dubbio stimolante per chi ama la letteratura, la musica e le arti in genere. In particolare oggi che la Rete, con i suoi milioni e milioni di indirizzi, permette di navigare intraprendendo viaggi che giammai prima gli uomini avrebbero potuto immaginare di fare. Viaggiare tra gli scaffali di una biblioteca, tra gli spartiti di un’opera, tra le pagine di un autore, tra le scene di un balletto, è una sensazione quanto mai gradevole e gratificante. Del resto i viaggi costituiscono da sempre il tema dominante di gran parte della letteratura mondiale. Senza addentrarci nei viaggi della Bibbia e dell’Antico testamento, ricorderemo l’Odissea di Omero che risale all’ottavo secolo avanti Cristo. Una storia detta e ridetta chissà quante volte prima che poi venisse scritta e codificata.

Il ritorno di Odisseo dalla guerra di Troia, che dura dieci anni ma che copre soltanto poche centinaia di chilometri di distanza spaziale, è uno dei primi esempi letterari di questo genere narrativo e di avventura. In questo senso il viaggio non è soltanto un muoversi fisico ma anche uno personale. Tutti gli eventi che il protagonista affronta sono in effetti momenti di un viaggio interiore che egli vive non solo fuori di sé ma dentro. Mostri come i Ciclopi, Scilla e Cariddi, la ninfa Calipso, sono esperienze di un viaggio interiore che si affianca a quello esteriore, diretto verso casa, verso sua moglie, suo figlio, verso il proprio destino. Sì, perchè ogni viaggio segna anche un destino.

Ciascun episodio narrato invita il lettore ad esprimere un giudizio. Il viaggio fisico fa così da catalizzatore per il viaggio morale e di crescita. Alla fine chi lo ha intrapreso scopre di non essere più la stessa persona di prima. Accade così con la lettura di un libro, fatta comodamente in poltrona a casa, oppure a scuola, in treno, in aereo, in solitudine o in compagnia. Perchè questo è il mistero del “viaggio” fatto durante la lettura di un libro, la visione di uno spettacolo d’arte, l’ascolto di un concerto. Quando leggiamo, ascoltiamo la musica, visitiamo un museo, guardiamo un quadro, leggiamo una poesia, vediamo un film, ogni qualvolta facciamo una cosa del genere, noi ci troviamo nella condizione di “viaggiare”.

Uno dei più importanti e famosi viaggi letterari della letteratura moderna è quello fatto da “Ulisse” nel romanzo di James Joyce. Si sa che il termine Ulisse non è altro che la voce latinizzata del greco Odisseo. E’ la narrazione dell’epopea antica, un altro viaggio fisico fatto nell’arco ristretto di 24 ore, attraverso le strade e i luoghi di Dublino. Uno stretto legame con il viaggio di Odisseo e quindi un altro esempio di catalisi da viaggio.

I personaggi di Joyce non hanno però nulla a che vedere con quelli di Omero. Sono personaggi minimi, anti-eroi, mini-eroi. Leopold Bloom è eroe ed anti-eroe, un uomo che chi legge può ammirare e disprezzare, un ebreo, ma anche un irlandese, uno sciocco, un pazzo, uno estraniato dal mondo e da se stesso. In fondo, a pensarci bene, come lo è chi legge e si affida alle parole scritte e narrate dallo scrittore. Oppure affida il proprio orecchio alla sinfonia di un’orchestra suonata al chiaro di luna su di un poggio che guarda l’infinito. Non solo, ma anche dal pennello di un pittore in un quadro, oppure da un tema musicale in una sinfonia, una sequenza di balletto e via viaggiando sulle ali dell’arte e della fantasia.

Mi viene qui in mente un altro grande capolavoro della letteratura inglese. “I racconti di Canterbury” di Geoffrey Chaucer, con tutti quei pellegrini in viaggio verso Canterbury. Un libro in cui non conta la ragione del viaggio, ma le ragioni per le quali quei pellegrini fanno quel viaggio. Emergono in questi racconti personaggi, idee, abitudini, usi e tradizioni che permettono a chi legge di “viaggiare” in quelle situazioni che essi stessi creano e mettono insieme sul palcoscenico di una vita narrata, sul quale gli eventi si susseguono incessantemente. 

Un classico del genere è il “Viaggio in Italia” di Goethe che rappresenta insieme il bisogno di una vacanza dello spirito, ma anche la necessità di nuove esperienze che rompano la ristrettezza del piccolo mondo in cui tutti viviamo, e decidiamo di inoltrarci nel grande mondo che ci circonda. La ricerca di una nuova dimensione dello spirito, facilitata dalla specificità di un luogo quale è Ravello, dove il corpo e lo spirito, la realtà e la fantasia, il gusto ed il piacere, le sensazioni ed i sentimenti tutti possono confluire in un’armonia che può avere del sublime. Il viaggiatore di questo Festival che diventa anche spettatore di musica, parole, colori e sapori avrà la possibilità di rigenerarsi, rinnovarsi e ritrovarsi come in nessun altro posto. Bisogna essere “leggeri” nel viaggio, davvero una rondine, come dice la citazione di Paul Valery nella presentazione del programma, non come una “piuma”. Una rondine il cui destino è quello di non posarsi mai al contrario di quello di una piuma.

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