martedì 7 giugno 2011

Il pensiero: un rubinetto nelle Cascate del Niagara

Da sempre l'uomo si caratterizza per le sue capacità di adattamento agli eventi della vita. Pensiero e azione sono le sue due categorie fondamentali, di base, sulle quali poggia tutto il suo essere uomo. Categorie, si badi bene, che operano insieme, in sinergia, ma che bisogna saper bene gestire nel tempo e nello spazio.

Ho letto di recente in un libro sugli aforismi, intesi come sintesi del pensiero e della vita di chi si dedica alla scrittura, che “cercare di esercitare un controllo cosciente sui nostri pensieri è come cercare di installare un rubinetto nelle   cascate del Niagara: meglio lasciar perdere”. Qualcuno, molto saggiamente, cerca di tirarsi fuori da questo flusso irrefrenabile che è la coscienza presente in ognuno di noi. Adotta il comportamento del saggio Buddha il quale si sedeva sulla riva e preferiva osservare la corrente dei suoi pensieri senza però esserne trascinato, adottando la tecnica del “distacco”. Ecco quanto egli dice: ” Come una dura roccia non è mossa per effetto del vento, così in mezzo a rimproveri e lodi non si lasciano scuotere i saggi. Toccati da gioia o da dolore i saggi non mostrano mutamento.”
“Perché bisogna riflettere bene prima di agire? Perché agire significa mettere in moto delle forze e una volta messe in moto, quelle forze non si fermano, vanno fino in fondo. Siete in montagna e avete sopra di voi un’enorme pietra pronta a rotolare giù per la discesa: dipende da voi lasciarla tranquilla o affrettarne la caduta. Se le imprimete un’oscillazione, sarà poi impossibile fermarla: schiaccerà voi e con voi molti altri. E se aprite le porte di una chiusa, provate poi a fermare l’acqua! Siete sempre padroni di agire o di non agire, ma a partire dal momento in cui decidete di agire, le forze liberate vi sfuggono. Quando alcuni agitatori scatenano una sommossa, ne perdono ben presto il controllo. Ecco perché si dice: «Chi semina vento raccoglie tempesta», e quella tempesta può travolgere anche colui che l’ha suscitata. Prima di dire una parola, di gettare uno sguardo, di scrivere una lettera, di dare un segnale di guerra, si hanno tutti i poteri, ma dopo è finita: si è soltanto lo spettatore, e spesso anche la vittima.”

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