domenica 22 maggio 2011

Una letteratura intelligente


Ogni cosa al mondo ha una sua "ragion d'essere". Anche questo libro di cui mi accingo a scrivere. Ha per titolo "Un cuore intelligente". Questo “cuore” nasce dalla preghiera che Re Salomone rivolgeva all'Altissimo con la richiesta che gli concedesse una necessaria "sagacia affettiva" per comprendere se stesso, gli uomini e il mondo. Ma Dio tace, scrive l'autore del libro il filosofo e anche giornalista Alain Finkielkraut nella prefazione al suo libro. Forse ci guarda soltanto e "ride" mentre l'uomo "pensa", come ricorda quell'antico proverbio yiddish. Non c'è che un modo per avere una risposta: rivolgerci alla letteratura la quale è vero che non ci offre serie garanzie, ma della quale non si può fare a meno. Tutta la vita, infatti, non è altro che un raccontare di fatti che poi diventano "letteratura". La ragion d'essere allora Finkielkraut la trova in nove studi di opere letterarie di diversi autori. Queste opere, pur se non offrono una sicura mediazione, ci danno la possibilità di conoscere le leggi della vita anche se non le leggi che la governano.


I libri che l'autore sceglie sono: "Scherzo" di Milan Kundera, "Tutto scorre ..." di Vasilij Grossmann, "Storia di un tedesco" di Sebastian Haffner, "Il primo uomo" di Albert Camus, "La macchia umana" di Philip Roth, "Lord Jim" di Joseph Conrad, "Ricordi del sottosuolo" di Fedor Dostoevskij, "Washington Square" di Henry James, "Il pranzo di Babette" di Karen Blixen. La scelta, scrive l'autore, è stata guidata dalle sue emozioni, una scelta fatta, confessa, con serietà ed attenzione per cercare di decifrare il mondo.


Un chiaro ed onesto avviso che dobbiamo quindi dare al lettore che decide di leggere questo libro è quello di assicurarsi di sapere qualcosa su queste opere e sui loro autori. La ragione di questa affermazione va trovata nel fatto che la scelta di queste opere potrebbe essere ritenuta arbitraria, e senza dubbio lo è, se si considera che la letteratura è in continuo contrasto con se stessa. Quella situazione/condizione che è il suo doppio, il suo opposto, il suo contrario, nell'intreccio variato e mutevole degli eventi, così come gli stessi si presentano nel corso dell'esistenza reale ed in quella ideale della narrazione letteraria. Ogni essere umano è sottoposto al fuoco continuo della realtà che, come su di una pellicola, incide implacabilmente ciò che accade ai suoi protagonisti. E' inevitabile il conflitto che accade tra noi e il mondo mentre l'autore dell'opera letteraria cerca di tessere una tela che resta possibile soltanto dal suo punto di vista, ma che può andare in conflitto con quella degli altri o addirittura della stessa implacabile realtà.


Ma, allora, se la letteratura deve costruire questo tipo di tensioni, di conflitti e di paure, sarebbe meglio evitarla. Sarebbe meglio non leggere libri e magari nemmeno questo di Alain Filkielkraut. Il consiglio che mi sento di dare in proposito è quello di leggere prima questi libri che lui ha scelto inquadrandoli nel contesto dell’esperienza letteraria che i loro autori hanno avuto nel corso della loro esistenza letteraria. Il lettore potrà così scoprire se gli autori prescelti dal filosofo e giornalista francese, sono stati “uomini” affidandosi al destino della letteratura e delle loro opere. Potranno, inoltre, verificare se queste opere hanno dato una forma al loro destino e se essi stessi ne hanno avuto uno. Soltanto così chi legge il libro potrà essere sicuro di acquisire un “cuore intelligente” come quello che cercava re Salomone. Altrimenti la lettura si ridurrà ad un puro, semplice e banale esercizio letterario.

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