sabato 21 maggio 2011

Sgarbi fuoriclasse e fuori programma

Mi piace riportare integralmente su questo blog il "cucù" apparso oggi su IL GIORNALE, firmato da Marcello Veneziani, in merito al programma di Vittorio Sgarbi che ha avuto uno straordinario flop televisivo. Sgarbi conferma ancora una volta in pieno il suo "genio e sregolatezza". Essendo politicamente schierato, anche se relativamente, Vittorio fornisce abbondante spazio a discussioni, critiche e attacchi di vario genere. Lo stesso Cavaliere, tempo fa, ebbe a dire, se ricordo bene, che lui, Sgarbi, cercava di evitarlo, perché gli faceva perdere voti. Il che in un certo senso è vero. Vittorio come Giuliano Ferrara appartengono ad un genere culturale che gli inglesi classificano come "odd man out".

Affidabili fino ad un certo punto, ma non intruppabili perché sostanzialmente liberi e contraddittori, come soltanto chi cerca di liberarsi da se stesso deve essere. Questi soggetti non conoscono certezze ed assoluti. Il loro spazio interno, quello che qualcuno chiama "ego", è un pozzo senza fondo, impenetrabile ed incolmabile, nonostante ogni possibile scienza e coscienza. Figurarsi poi se si incontrano con un personaggio del tipo il Cavaliere il quale cerca di assommare in se stesso tutte le caratteristiche che questi tipi di personalità presentano, aggiungendovi le sue e quelle del popolo a cui tutti e tre i tipi umani appartengono. Vale a dire la specificità di essere Italiani. Tanti "fuoriclasse e tutti fuori programma". E' il nostro destino ...
"Vittorio Sgarbi è un gran talento che , si ama a tal punto da farsi del male. Ha bruciato il libro d'istruzioni per il suo uso e si spreca in ruoli che non sono i suoi: amministratore e assessore, sotto­segretario e sovrintendente, fondatore di partiti e conduttore di programmi, lui che è sovrano e suddito di un paese con un solo abitante, lo Sgarbistan. È un'in­telligenza viva e rara, Vittorio, è un vero esperto e amante d'arte e di bellezza, un dannunziano che vuol scrivere il suo ca­polavoro con la vita, o dettandolo men­tre copula col mondo. Non mangia, non dorme, è incolore nella pelle ma sgar­giante di parole, sciupatore di se stesso prima che di femmine.
Uno così, nottam­bulo e pirotecnico, in video può fare in­cursioni selvagge o programmi brevi e furenti, magari di notte, interamente au­tistici. Invece ti fa un programma in pri­ma serata sulla prima rete catto-baudo­popolare; una condanna a morte annun­ciata. Lui che governa un programma, l'Ospite inospitale che dà la parola agli ospiti, ma ve lo vedete? No, e infatti non l'avete visto. Con quanta compiaciuta cattiveria hanno narrato il suo flop. Con quanta acrimonia gli hanno fatto i conti della serva, lui che non ha senso del de­naro. Anche stavolta Vittorio non è pas­sato inosservato, non ha fatto un pro­gramma mediocre, cronico e sottotrac­cia, ma ha segnato un record di critica e di ascolti seppure in negativo, che maga­ri diventerà un «Gronchi rosa» per colle­zionisti. Conobbi Sgarbi una sera del '92, mi convocò in un hotel perché gli avevo proposto di scrivere per l' Italia set­timanale . Conversai nella sua suite io con l'impermeabile e lui nudo, con una nota starlette che circolava a quattro zampe. Andai da lui alle 19 per essere li­bero a cena. Tornai a casa alle 4 trascina­to con un'assurda corte tra luoghi d'arte e di piacere. Un'altra volta partecipai a un blitz notturno a Palazzo Grassi, a Ve­nezia, sfidando custodi, allarmi e autori­tà. Da allora adottai Vittorio a distanza. Gli voglio bene e lo ritengo una delle mi­gliori intelligenze italiane. Ha un cervel­lo manesco e una parola digitale, come un dito nell'occhio. È un fuoriclasse e perciò è un fuori programma." 

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