mercoledì 14 maggio 2008

La ricerca

"Quella sensazione da noi talvolta provata che l’immensità sia la vera patria della nostra anima, non è un’illusione: essa haorigine nella nostra struttura psichica. Perciò, coloro cherifiutano di prendere in considerazione i bisogni della propriaanima, proveranno sempre nel profondo di loro stessi una sortadi insoddisfazione. Anche se hanno fortuna, anche se siritrovano fra onori, successi e gloria, avranno sempre lasensazione che manchi loro qualcosa; ed è inutile cercare dinegare o di reprimere quella sensazione, perché essa nasce perobbligarci ad avanzare sul cammino che ci condurrà fino allaSorgente della Luce. Dio non può essere visto né udito né toccato né spiegato né raggiunto. Noi, però, siamo abitati dal bisogno irresistibile dipartire alla Sua ricerca; ed è Dio stesso che ha posto in noiquesto bisogno affinché non smettiamo mai di avanzare, poichéquesto è l’essenziale: non fermarsi mai."

Pensavo al fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari quando ho postato il pensiero precedente e a tutti coloro i quali sfidano Dio perchè vorrebbe che si manifestasse. E allora leggetevi questo articolo al link:

"Parlare di Eugenio Scalfari, che titola il suo ultimo libro con una celebre citazione nietzschiana, L’uomo che non credeva in Dio (Einaudi, pagg. 150, euro 16,50), significa parlare di una parte importante - di più: del canone (prendo in prestito il termine dalle storie letterarie) - di questo Paese. Un filo che lega la storia italiana da Cavour a Garibaldi al fascismo alla resistenza di parte azionista, e poi al Gattopardo, e alla nascita di un quotidiano dal nome emblematico: La Repubblica. La forma della scrittura è autobiografica, e dell’autobiografia l’autore sceglie la versione meno compromettente, quella dell’ordine cronologico, che include una lunga meditazione finale sulla vecchiaia e sulla morte. Personalmente, diffido degli ordini cronologici, nei quali spesso si insinua la tentazione di risolvere un’inquietudine profonda attraverso un ordine fittizio, imposto dall’esterno: orologio, calendario, ombra della meridiana. Ombra, già. L’oggetto del libro è, infatti, davvero autobiografico? No. Così come non lo è la morte, che ricorre, sì, come personaggio, praticamente in tutto il libro, ma solo nella veste di dispensatrice di domande, di (troppo) quieta comprimaria.Il centro del libro è piuttosto quell’ombra, l’ombra dell’io, la stessa - credo - di Montale, e che l’uomo che se ne va sicuro stampa senza avvedersene contro uno scalcinato muro. Con questa ombra da molti anni Eugenio Scalfari continua a fare i conti, con libri e lunghi articoli nei quali mette a repentaglio persino il proprio talento di scrittore, accettando ripetizioni, giri a vuoto, e non smettendo mai di affermare e riaffermare le stesse cose: quasi che le sue sentenze, scritte su fogli adesivi, trovassero poi solo superfici bagnate, e dovessero perciò essere riscritte da capo..."

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=260670#1

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